Alimenti “senza-lattosio”: la normativa e le indicazioni del Ministero della Salute

L’intolleranza al lattosio è la più comune forma di intolleranza alimentare al mondo, riconosciuta anche dall’OMS. Soltanto in Italia, secondo le stime dell’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentate), il 56% della popolazione è affetta da questo disturbo.

Il lattosio è il principale zucchero del latte, presente nel latte di mucca, capra, asina e persino in quello materno, ma una carenza dell’enzima lattasi può mettere in seria difficoltà l’organismo che non è più in grado di scindere il lattosio nei suoi due zuccheri più semplici: glucosio e galattosio.  

In tutti questi casi la principale terapia consiste nella parziale o totale esclusione dei latticini dalla dieta. Di fondamentale importanza diventano, quindi, tutti i prodotti cosiddetti “lactose free”, ossia con un ridotto contenuto di lattosio e che possono essere consumati da tutti gli intolleranti.

Gli alimenti senza lattosio

Per venire incontro alle esigenze dei consumatori, che non necessariamente sono intolleranti al lattosio, sempre più aziende alimentari utilizzano il latte “delattosato” per la produzione e il confezionamento dei propri prodotti.

In natura il lattosio è presente solo nel latte, ma il problema sorge quando si inizia a prendere in considerazione i prodotti dell’industria alimentare che presentano, invece, una discreta presenza di questa sostanza sia come ingrediente, ma soprattutto come additivo. Si tratta per lo più di prodotti come carni lavorate, pane, prodotti da forno e cereali, caffè solubile, bevande, piatti pronti, condimenti per insalata, margarina, caramelle e snack.

Visto il crescente numero di consumatori intolleranti, per rispondere meglio alle nuove esigenze del mercato le aziende hanno iniziato a produrre sempre più prodotti privi di lattosio attraverso l’utilizzo di latti vegetali e delattosati. In questo modo è possibile realizzare prodotti quasi totalmente privi di lattosio sebbene in origine ne siano ricchi; il burro, i gelati, le mozzarelle o il mascarpone sono soltanto alcuni degli esempi più tipici di prodotti senza lattosio. A tutti questi si aggiungono poi i formaggi stagionati che, proprio per via del lungo processo di maturazione, non presentano più le originarie concentrazioni lattosio.

Tuttavia la totale esclusione dalla dieta del lattosio non è una scelta sempre corretta, ragion per cui è sempre consigliato rivolgersi ad un medico nutrizionista per ottenere tutte le indicazioni e le terapie più appropriate. In linea generale l’assunzione del lattosio, se moderata e ben distribuita del tempo, non è causa di particolari problemi di intolleranza, ma anzi contribuisce all’apporto di importanti sostanze nutritive come calcio, sodio, potassio e fosforo.

Le norme per gli alimenti senza lattosio

Gli alimenti senza lattosio non sono regolamentati in maniera uniforme a livello europeo, e non vi è quindi una chiara normativa che definisca l’uso delle dichiarazioni di assenza o ridotta presenza di lattosio negli alimenti come “assenza di lattosio”, “a contenuto molto basso di lattosio”, “a basso contenuto di lattosio” e “a ridotto contenuto di lattosio”.

Ma quali differenze esistono tra queste diverse denominazioni? Secondo AILI, l’Associazione Italina Latto-Intolleranti, è possibile distinguere tra:

  • Prodotti senza lattosio: il contenuto di lattosio è inferiore allo 0.01%, ossia 0,01g per 100g di prodotto.
  • Prodotti a basso contenuto di lattosio: il contenuto di lattosio è inferiore a 0.1%, ossia 0.1g per 100g di prodotto.
  • Prodotti naturalmente privi di lattosio: prodotti privi di lattosio in origine fatta eccezione per alcuni tipi di prodotti lattiero-caseari.

Nonostante l’intolleranza al lattosio sia una materia di largo interesse e importanza per la tutela della salute del consumatore, a livello normativo ancora non esiste una visione comunitaria uniforme. Gli unici prodotti a presentare una regolamentazione dedicata sono quelli per lattanti (minori di 12 mesi), per i quali la Direttiva 2006/141/CE autorizza l’uso della dichiarazione “assenza di lattosio” solo per quelli con un contenuto di lattosio non superiore ai 10 mg/100 kcal.

Soltanto il Regolamento UE n°1169/2011 introduce norme sulle informazioni da fornire sulle sostanze con effetti allergenici o di intolleranza dimostrati, in modo che il consumatore, specie se intollerante al lattosio, sia messo nelle condizioni di effettuare una scelta consapevole.

Per coerenza anche le indicazioni inerenti la presenza o meno di lattosio dovrebbero essere regolamentate dalla medesima disciplina, ma è ancora attesa una normativa comunitaria che tratti in maniera dettagliata la materia.  

Le indicazioni del Ministero della Salute

In attesa che il Regolamento UE venga modificato per includere anche le informazioni relative all’assenza o alla riduzione del contenuto di lattosio, a livello nazionale il Ministero della Salute precisa che è possibile utilizzare l’indicazione “senza lattosio” quando:

  • Il contenuto di lattosio dei prodotti lattiero-caseari è inferiore a 0,1g per 100g o 100ml di prodotto.
  • I prodotti che presentano tale indicazione devono riportare in etichetta l’informazione specifica sulla soglia residua di lattosio secondo la dicitura “meno di…”. In tutti i casi, la soglia residua deve essere inferiore al limite di 0,1g per 100g o 100ml di prodotto.
  • Il latte e i latti fermentati possono riportare l’indicazione “a ridotto contenuto di lattosio” soltanto se il contenuto residuo di questo disaccaride è inferiore a 0,5g per 100g o 100ml di prodotto. In etichetta deve essere indicato che il tenore di lattosio è al di sotto di questa soglia.
  • Per fornire al consumatore un’informazione completa e precisa sul contenuto dei prodotti senza lattosio, è necessario riportare in etichetta anche un’indicazione del tipo “il prodotto contiene glucosio o galattosio in conseguenza della scissione del lattosio”.
  • Per tutti gli altri ingredienti che non contengono ingredienti a base di latte le eventuali indicazioni sull’assenza di lattosio devono essere riportate in maniera conforme all’articolo 7 del regolamento UE 1169/2011.
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