L’uso dei saponi biodegradabili nell’uso quotidiano

Quando parliamo di responsabilità sociale e tutela dell’ambiente pensiamo sempre che siano problemi la cui risoluzione dipende esclusivamente dalle iniziative di istituzioni o aziende. Eppure, per arginare i grandi pericoli legati all’inquinamento ambientale anche i più semplici gesti quotidiani fanno la differenza.

Quando ci laviamo le mani, facciamo il bucato o puliamo le stoviglie, tutte queste operazioni hanno un impatto ambientale, e giorno dopo giorno contribuiscono alla crescita delle dimensioni del fenomeno. Esistono delle soluzioni per fra fronte a questo problema? La risposta è si! Scegliere di utilizzare dei detergenti o dei saponi biodegradabili, ad esempio, è una delle tante iniziative responsabili che possono fare la differenza!

Quando un prodotto è considerato biodegradabile

Per meglio comprendere di cosa stiamo parlando, dobbiamo prima di tutto partire da una differenza fondamentale: biodegradabile e compostabile, sono la stessa cosa? Per quanto questi due termini abbiano tanto in comune, non possono essere utilizzati come due sinonimi. 

Un prodotto biodegradabile, infatti, si definisce tale quando è in grado di dissolversi negli elementi chimici che lo compongono grazie all’azione combinata di agenti biologici come batteri, piante, animali e altri componenti atmosferici come il sole e la pioggia. Col passare del tempo, le sostanze degradano e si trasformano in preziosi nutrienti per il terreno: diossido di carbonio, acqua e biomassa.

Nel dettaglio, da un punto di vista prettamente tecnico, un materiale si definisce biodegradabile quando è in grado di dissolversi del 90% in un periodo di tempo di circa 6 mesi. Questa tipologia di misurazione è resa possibile soltanto attraverso la prova standard EN 14046, anche conosciuta come ISO 14855.

Dobbiamo precisare che in realtà tutti i materiali possono essere biodegradabili, quello che fa la differenza è la velocità con cui il processo di degradazione si verifica. Un fazzoletto di carta, ad esempio, si dissolve completamente in un periodo di tempo che va da 1 a 12 mesi; il polistirene, invece può impiegare oltre 1000 anni! Questo processo è influenzato da diversi fattori, ma quelli maggiormente determinanti sono le condizioni della loro esposizione, e le caratteristiche del materiale stesso date dalla composizione molecolare, dalle miscele, dagli additivi, dai gruppi funzionali o dalla flessibilità.

Quando parliamo di prodotti “compostabili”, invece, facciamo riferimento a quei prodotti la cui degradazione avviene rispettando determinate condizioni e in un periodo di tempo controllato. Per misurare il livello di compostabilità di un prodotto, vengono effettuarti diversi test: un prodotto è compostabile se al temine dei test ( circa 3 mesi) il suo volume finale è inferiore al 10% di quello iniziale. Il compostaggio è quindi un processo programmato e attuato nel rispetto di specifiche condizioni da parte dell’uomo, proprio per accelerare il processo di degradazione dei materiali.

Qual è, quindi, la vera differenza tra biodegradabile e compostabile? Il primo individua un processo più lento ma completamente naturale che porta alla dissoluzione dei materiali nel tempo; il secondo invece è un processo realizzato in appositi impianti industriali per opera dell’uomo, non della natura.

Dobbiamo però fare una precisazione: un prodotto compostabile è sempre anche biodegradabile, viceversa, un prodotto biodegradabile non sempre è anche compostabile. La normativa di riferimento, sia per i prodotti biodegradabili che per quelli compostabili è la normativa UNI EN 13432:2002 “Requisiti per imballaggi recuperabili mediante compostaggio e biodegradazione”.

L’impatto ambientale dei saponi tradizionali

Detersivi, saponi e ammorbidenti tradizionali sono tutti prodotti che contengono nella loro composizione elementi chimici di sintesi altamente inquinanti. Ogni qual volta ci laviamo le mani, facciamo il bucato o puliamo le stoviglie, rilasciamo nell’ambiente tutte queste sostanze chimiche che, se non correttamente trattate, possono arrecare gravi danni all’ecosistema del nostro Pianeta. Le principali sostanze sintetiche che i saponi e i detergenti tradizionali contengono sono:

  • Sles (Sles sta per “Sodio Lauriletere Solfato). È un tensioattivo ottenuto dalla raffinazione del petrolio. La funzione degli Sles contenuti nei saponi è quella di aumentarne la capacità schiumogena a contatto con l’acqua.
  • Sls (Laurilsolfato di sodio). Sono sempre tensioattivi derivati dal petrolio, detti anche “anionici”, e sono i più utilizzati perché esercitano una forte azione sgrassante della pelle.

Questo genere di sostanze è presente nella gran parte dei saponi tradizionali presenti in commercio. Per averne la certezza è sufficiente, come sempre, controllare l’etichetta applicata sul prodotto.

Queste sostanze, oltre a non essere biodegradabili, sono anche le principali responsabili di quel fenomeno noto come “eutrofizzazione” delle acque. Una volta dispersi nei fiumi e nei mari, infatti, le sostanze chimiche presenti nei saponi quali zolfo, fosforo e azoto, diventano dei preziosi nutrienti per le piante acquatiche e possono farle proliferare fuori controllo. Tutto questo comporta una crescita smisurata di queste micro alghe che vanno ad aumentare l’attività batterica delle acque, ne riducono l’ossigeno e vanno a soffocare, letteralmente, tutta la fauna acquatica.

Perché preferire un sapone biodegradabile

Il più grande pericolo dei saponi tradizionali è rappresentato dalla presenza dei tensioattivi, ma questi ultimi possono essere ottenuti anche in maniera completamente naturale. Esistono, infatti, tensioattivi naturali come il cocco o l’olio d’oliva, e spesso, anche quelli sintetici derivano da questi ingredienti bio, che vengono però poi trattati chimicamente per aumentarne caratteristiche ed efficacia.

I saponi biodegradabili vengono ottenuti utilizzato tensioattivi naturali che, appunto, una volta dispersi nell’ambiente avranno un impatto minimo se non nullo, degradandosi rapidamente nel tempo. I tensioattivi petrolati, invece, non sono biodegradabili e si dissolvono con tempi molto lunghi, causando danni alla flora e alla fauna marina. Ma queste sostanze non sono pericolose solo per l’ambiente, ma possono presentare dei rischi anche per il nostro benessere, e soprattutto per la salute della nostra pelle: alcuni saponi con tensioattivi petrolati sono fortemente sconsigliati per le pelli secche e più delicate.

Preferire un sapone biodegradabile piuttosto che uno tradizionale è prima di tutto una scelta di responsabilità verso l’ambiente, ma anche verso sé stessi. Questo significa essere attenti e sensibili alle tematiche di responsabilità sociale, avendo la consapevolezza che il rispetto e la salvaguarda dell’ecosistema in cui viviamo è fondamentale per la nostra sopravvivenza stessa.

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