Ricerca, sviluppo e formazione per un packaging sempre più sostenibile

Con 37 corsi di laurea dedicati in Italia allo sviluppo sostenibile e la prospettiva di superare quota 60 nel giro di pochi anni, la formazione si conferma uno dei pilastri della ricerca, strumento privilegiato per rispondere alle esigenze della società, delle imprese e dei consumatori di poter contare su un futuro più “green”, che va ben oltre il prodotto e abbraccia anche l’involucro. Di “Packaging sostenibile nell’ambito del food e della cosmesi: i nuovi materiali tra sostenibilità e sicurezza” si è parlato in un webinar organizzato da B/Open, rassegna di Veronafiere dedicata al Bio-food and natural self-care, in programma i prossimi 9 e 10 novembre (seconda edizione, la prima in presenza).

L’evento, organizzato da Infopackaging e moderato da Valeria Cei, rientra nell’ambito di It’s Organic, progetto di promozione del prodotto biologico, approvato e co-finanziato dalla Unione Europea.

L’Italia, in particolare, insieme alla Germania è leader a livello mondiale nel packaging e sta orientando gli sforzi di ricerca e sviluppo condividendo un percorso che coinvolge in parallelo Università e impresa e assicura sbocchi professionali ai giovani, aspetto tutt’altro che secondario in una fase complessa per l’occupazione.

Alle prese con normative in evoluzione e che sono chiamate a scongiurare l’effetto “green-washing”, illustrate nelle sue complessità molto efficacemente da Silvia Di Cesare Quality Assurance and Environmental Specialist I.CO Industria Cartone Ondulato, il percorso di ricerca, sviluppo e didattica coinvolge, come detto, atenei di tutta Italia.

C’è ancora molto da fare e serve una preparazione multidisciplinare e trasversale e una formazione super partes, non condizionata da media, fake news o azioni di marketing”, dichiara la professoressa Antonella Cavazza di Cipack, il Centro interdipartimentale sul packaging dell’Università di Parma, all’interno del quale si stanno studiando soluzioni per proporre materiali nuovi per il pack, “dalle pellicole per alimenti in materiali edibili e biodegradabili derivanti da sottoprodotti agroalimentari, fino a spray per allungare la shelf-life dei prodotti  e con effetti antiossidanti e antimicrobici e che possono essere eliminati da un semplice lavaggio con acqua, ma stiamo studiando anche come sostituire la plastica con legno, grazie ad azioni di copertura e trattamento per rendere idonei e sicuri i nuovi strumenti più sostenibili o, ancora, polimeri compostabili a matrice biodegradabile”.

Minore impatto ambientale significa, naturalmente, anche una declinazione più efficiente dell’economia circolare, così da tendere allo “spreco zero”.

Servono professionisti formati e qualificati – spiega la professoressa Paola Scarfato del Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università di Salerno perché la missione dell’economia circolare è fare in modo che la plastica non diventi mai un rifiuto”.

Il gruppo di Scienza e Tecnologia dei materiali dell’Università di Salerno ha organizzato fin dal 2018 un master in Materiali e tecnologie sostenibili per packaging polimerici e cellulosici, al quale sono seguiti il programma di formazione internazionale “Specialist in the circular economy of plastic packaging”, realizzato nell’ambito del progetto europeo PackAlliance in partenariato con università e aziende di Italia, Spagna, Polonia e Finlandia, per tracciare un percorso di alta formazione e promuovere lo sviluppo integrato di competenze volte ad una transizione verso un’economia circolare nel settore delle materie plastiche. A questi si somma il dottorato in Ingegneria industriale a completare l’offerta formativa nel settore.

L’innovazione nel packaging nasce dalle esigenze del territorio (l’area campana così come la Food Valley emiliana sono poli sviluppati dell’alimentare Made in Italy) e cercano di dare risposte a una delle sfide più pressanti di questa era: ridurre l’uso della plastica e trovare nuovi modelli più sostenibili. “Quasi la metà della plastica diventa rifiuto in meno di un anno dalla produzione e i rifiuti plastici rimangono nell’ambiente per centinaia di anni, causando problematiche ambientali di portata globale”, afferma la professoressa Scarfato.

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