Vincenzi (Anbi): il biologico? Passa anche dalla salute delle acque

Non soltanto emergenze idriche, gestione della situazione in caso di bombe d’acqua o razionalizzazione dell’utilizzo in caso di siccità. L’Associazione nazionale delle bonifiche italiane (Anbi) si preoccupa anche di qualità dell’acqua, in rapporto con un aspetto specifico dell’agricoltura: il biologico.

Ne ha parlato con B/Open Francesco Vincenzi, presidente di Anbi.

«Una delle sfide che dobbiamo affrontare come Paese riguarda la qualità dell’acqua, un tema che è molto importante in particolare per quelle aziende che si affacciano sul mercato con dei prodotti biologici – spiega Vincenzi -. È uno scenario articolato, che come consorzi di bonifica vogliamo affrontare con lungimiranza, pensando a quelli che sono i progetti necessari per ridurre l’inquinamento dell’acqua dalle sostanze chimiche, ma soprattutto per istruire e per dare un input diverso ai nostri cittadini, perché con i loro comportamenti evitano condizioni alteranti, in particolare da plastica. Non dimentichiamo, infatti, che ancora oggi la presenza di plastica crea notevoli problemi non solo di impatto ambientale, ma anche di sicurezza idraulica».

Gli agricoltori, non soltanto quelli che producono in regime biologico, «dovrebbero comunicare che operano osservando un uso razionale dell’acqua».

In ambito agricolo l’acqua è essenziale. Basti pensare, precisa il numero uno di Anbi, Vincenzi, che «in Italia, su quasi 12 milioni di superficie agricola utile, 3,3 milioni sono gli ettari irrigati, per un valore della produzione agroalimentare che tocca, complessivamente, i 267 miliardi di euro. E l’85% di tale valore deriva dai 3,3 milioni di ettari irrigati. Per noi l’acqua è un fattore di competitività e distintività».

Il reticolo idrico nazionale è strategico sul piano infrastrutturale, anche in ottica di riduzione degli sprechi dell’acqua. «Stiamo lavorando su progetti di ammodernamento, con un piano di investimenti per un miliardo di euro», conclude Vincenzi.