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Un aumento di oltre il 30% della produzione per Girolomoni, complici un mercato ben strutturato e l’importanza dei valori di localismo e filiera

La storia della Cooperativa Agricola Gino Girolomoni è molto nota nel mondo del biologico. Non solo per la qualità dei prodotti, ma per i valori che sa trasmettere in tutte le fasi di lavoro, dalla produzione alla comunicazione.

E sono proprio questi valori, assieme ad un mercato italiano ed estero capillare, che hanno fatto registrare un boom di vendite durante il lockdown, complice anche un aumento dei consumi a casa.

Per Giovanni Battista Girolomoni, Presidente della Cooperativa, «una crescita con questi numeri non è stata mai registrata in quarant’anni di storia della nostra azienda».

 

Durante il webinar di B/Open è emerso che sono cresciuti durante il lockdown i consumi (+11%), sinonimo del fatto che si sta sviluppando una sensibilità rispetto a questo genere di prodotti e un sempre maggiore riconoscimento anche a livello istituzionale. Qual è stato l’impatto sulla vostra produzione?

L’impatto è stato inaspettato. Abbiamo registrato una crescita di oltre il 30% nei primi 6 mesi del 2020,  iniziata già dalla fine dell’anno scorso e poi proseguita durante il lockdown, arrivando a toccare dei picchi importanti, come non era mai accaduto in quarant’anni di storia. La fase iniziale è stata caratterizzata da un effetto “scorta”, mentre poi sono cresciuti i consumi in generale. Tra i prodotti più richiesti c’è la pasta perché è a lunga conservazione e perché si presta a molti usi. La difficoltà per noi è stata rappresentata dal non riuscire a soddisfare le richieste di tutti i clienti.

Il calo della ristorazione privata e di quella collettiva non ha inciso sulla nostra produzione perché non siamo presenti in questi settori ed è stata proprio questa contrazione che ha spostato i consumi verso il privato, a casa, complice anche la maggiore diffusione dello smart work.

 

Voi non siete per scelta presenti all’interno della GDO, ma nelle catene di negozi specializzati. Il minor potere di spesa dei consumatori ha inciso?

Le catene di negozi specializzati, così come la GDO, hanno registrato in tutto questo periodo un andamento positivo delle vendite. Noi non abbiamo visto una contrazione dei consumi né sulle paste fatte con farine di grani antichi che hanno un prezzo al consumo il doppio più alto rispetto alla pasta base di grano duro, né sulla pasta base. Il fatto che i nostri prodotti abbiano un ottimo rapporto qualità prezzo ci ha sicuramente favoriti.

Il biologico dalla crisi del 2008 non ha mai smesso di crescere perché è principalmente una scelta culturale più che economica.

 

Le vendite all’estero come sono andate?

Di questo periodo l’aspetto che ci ha colpito maggiormente è stato vedere come la crescita delle richieste dei nostri prodotti sia avvenuta allo stesso modo tutto il mondo, in corrispondenza ai consumi di un determinato Paese e alle potenzialità del suo mercato. In Germania, Spagna, Francia, Stati Uniti, Paesi Arabi, Australia, Giappone e Corea del Sud, dove ci vendiamo sempre tramite catene di negozi specializzati, nello stesso momento c’è stata un’impennata dei consumi arrivando a registrare rotture di stock negli scaffali.

All’estero il concetto di catena specializzata non è lo stesso ovunque. In Australia, Giappone e Stati Uniti sono negozi “organic” che non sono certificati bio, ma non è grande distribuzione.

 

Quale consiglio si sente di dare ad aziende che si erano appena convertite al biologico prima della crisi e a quelle che non hanno registrato grandi vendite in questo periodo?

Il nostro è un osservatorio privilegiato perché a seconda del prodotto e del portafoglio clienti si creano situazioni positive o negative. Da questa situazione emerge una grande richiesta di prodotti del territorio e localismo e filiera saranno i valori da tenere maggiormente in considerazione.

Bisogna anche tenere presente che la massima valorizzazione di un prodotto avviene nel ristorante e che la sinergia con i produttori locali può essere una chiave di volta del futuro.