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Spagna regina europea del biologico, con una superficie di 2,3 milioni di ettari. Verso la certificazione di gruppo per i produttori Ue, ma c’è chi chiede il rinvio del Regolamento

La Spagna si conferma regina del biologico in Europa, con una superficie che nel 2019 ha superato i 2,3 milioni di ettari, metà dei quali utilizzati per i pascoli permanenti. Ne ha dato notizia il ministero dell’Agricoltura spagnolo, nella quale il ministro Luis Planas commenta la crescita come un fatto “assolutamente positivo che riflette l'impegno ecologico dei nostri agricoltori e allevatori”.

La Spagna, ricorda il ministro, è sulla buona strada “per raggiungere gli obiettivi stabiliti dall’Unione europea con la comunicazione Farm to Fork e nella nuova strategia in materia di biodiversità”, in base alle quali entro il 2030 le superfici bio dovranno rappresentare il 25% della superficie agricola totale. Oggi la Sau biologica in Spagna si avvicina al 10% della superficie agricola totale.

Crescono in Spagna anche le coltivazioni a più alto valore aggiunto, come vigneti e oliveti, aumentate rispettivamente di oltre il 7% e del 4,6% rispetto al 2018.

Intanto, Bruxelles sta mettendo in consultazione fino al 26 agosto prossimo un testo che specifica, tra l’altro, i termini della “certificazione di gruppo" istituita dal nuovo Regolamento biologico europeo, che dovrebbe entrare in vigore dal prossimo 1 gennaio, salvo rinvii (chiesti da più parti a causa del Covid-19).

La certificazione di gruppo, prevista per ora solo nei paesi terzi, permetterebbe ai produttori europei di certificarsi come gruppo, così da ridurre i costi di certificazione. Il limite fissato dal legislatore è di 2.000 produttori ed è previsto per procedure di controllo interno, frequenza dei controlli esterni da parte di un organismo indipendente, come ricordato recentemente anche da La France Agricole.

Le organizzazioni di produttori di paesi terzi hanno tempo fino al 31 dicembre 2023 per allinearsi alle nuove regole per la certificazione di gruppo, dal momento che in molti casi superano il limite dei 2.000 produttori. Per gli europei, invece, le nuove regole – qualora fossero definitivamente approvate – si applicherebbero dal 1° gennaio 2021, come detto.