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La storia di Prometeo, da 30 anni specializzati nella produzione del farro

Raccontateci la storia della vostra azienda: com'è nata? come siete arrivati ad
ottenere la realtà che oggi gestite?
Per raccontare la storia di Prometeo dobbiamo tornare ai primi anni novanta, agli albori
dell’agricoltura biologica. In quegli anni si iniziava a delineare un nuovo sistema di
coltivazione e un nuovo mercato. Nascevano idee e aziende con l’utopia sia di cambiare un
sistema produttivo miope e poco rispettoso dell’ambiente, sia di cambiare il futuro del
pianeta.
Ma tutti gli studi, le ricerche e gli sviluppi agronomici dei decenni precedenti erano indirizzati a favore di quel sistema produttivo, un’agricoltura intensiva, basata sull’utilizzo della chimica e la massimizzazione delle rese produttive.
Il farro, padre di tutti i frumenti, primo cereale coltivato, dall’origine dell’agricoltura (12.000
anni fa) ha sfamato e accompagnato la nostra civiltà per millenni, dimenticato e
abbandonato solo negli ultimi secoli, a differenza delle moderne varietà di grano non è stato
oggetto di attività di miglioramento genetico. Una pianta rustica, con una bassa richiesta
nutrizionale, particolarmente competitiva con le piante infestanti, caratteristiche perfette alla coltivazione biologica nella aree marginali come la dorsale appenninica dell’Italia centrale.
Così nel 1991 è nata l’idea di puntare tutto sul farro e collocarlo nuovamente al posto di
onore tra gli alimenti più preziosi e salutari necessari per la nostra dieta moderna.
Abbiamo iniziato cercando il seme nei luoghi più sperduti degli Appennini da agricoltori e
allevatori che utilizzavano il farro solo per l’alimentazione del bestiame, recuperando e
selezionando varietà da miscugli di cereali mantenuti nel tempo dagli agricoltori e abbiamo
convinto alcuni di loro a darci fiducia e a coltivare “quello strano cereale” abbandonato e da
tutti dimenticato.


Come scegliete le materie prime? Che parte della filiera controllate direttamente?
In Prometeo non scegliamo la materia prima, ma (passami questo termine mutuato
dall’edilizia) la “costruiamo” passo dopo passo, mattoncino dopo mattoncino. Quando la
materia prima entra in azienda ne conosciamo già tutte le caratteristiche sia perché
utilizziamo le nostre varietà di farro sia perché collaboriamo con agricoltori fidelizzati e
seguiamo le loro coltivazioni. Questo è un sistema di approvvigionamento molto impegnativo che ci impone una programmazione a lungo termine, ma garantisce una tracciabilità reale, precisa e affidabile.

 

Quale ritenete essere l'unicità della vostra realtà? Qual è il valore aggiunto dei vostri
prodotti?
La caratteristica che ci contraddistingue è proprio la specializzazione su un prodotto unico e
particolare come il farro. Abbiamo dedicato 30 anni di lavoro allo sviluppo di questo prezioso
cereale, l’azienda è cresciuta implementando strategie e realizzando strutture che
permettono la produzione di pasta e prodotti da forno che salvaguardano le caratteristiche
della materia prima. La nostra azienda racchiude in sé differenti settori produttivi: sementiero per lo studio e la gestione delle nostre varietà di farro; un centro di stoccaggio per la gestione e la differenziazione della materia prima, essenziale per garantire la tracciabilità; macchinari per la sgusciatura o decorticazione (il farro è un cereale vestito in cui alla trebbiatura le glume restano aderenti alla cariosside (chicco)) e per la macinatura in pietra naturale che evita il surriscaldamento della farina e permette di conservare inalterate le proprietà nutrizionali.

 

Quanto conta per voi la trasparenza nella filiera? Investireste per rendere la filiera più
trasparente?
Come già detto, trasparenza e tracciabilità dovute a una buona organizzazione della filiera
produttiva sono state, e sempre saranno un fattore imprescindibile per la nostra produzione.
Abbiamo lavorato sempre in filiera, anche in tempi in cui nessuno ne parlava, anticipando
perfino la politica agricola dell'Unione Europea che solo dopo gli anni 2000 ha iniziato ad
inserire il concetto di filiera nelle misure di sostegno proposte.


Cosa state facendo dal punto di vista della sostenibilità?
Possiamo considerare il farro, per i motivi esposti prima, una coltura a basso impatto
ambientale. La sua naturale rusticità, la forte competitività con le piante infestanti e la bassa
richiesta nutrizionale lo rendono adatto alla coltivazione biologica in aree agricolo marginali.

 

Avete qualche progetto innovativo in corso?
Il farro Prometeo lo puoi consumare a casa come farro perlato, pasta e mille ricette fatte con
la farina di farro monococco, ma lo puoi desiderare anche fuori casa… nel 2019 Prometeo in
collaborazione con NIP Food (Nazionale Italiana Pizzaioli) ha iniziato il progetto Pizza Farro
Monococco, un tour di corsi per formare pizzaioli insegnando loro le giuste tecniche di
impasto per far rendere al meglio la farina di farro monococco.


Come vedete il futuro della coltivazione e lavorazione del farro?
Come ho già detto il farro è una coltura a basso impatto ambientale e una delle più attuali
esigenze della società è proprio quella di ridurre l’impatto ambientale, oggi più che mai è
fondamentale fare un’agricoltura attenta ai consumi; inoltre la società attuale è sempre più
attenta alla qualità e alla cultura del cibo, il consumatore è sempre più informato e richiede
sicurezza e trasparenza dalle aziende agroalimentari.
Se è vero che noi siamo ciò che mangiamo, è fondamentale che queste aziende diano
sempre più importanza alla reale qualità nutrizionale dei propri prodotti. Noi di Prometeo ci
abbiamo sempre creduto infatti il nostro motto è “mangio quindi sono”.


In quale mercato pensate di potervi inserire in futuro e come?
Cerchiamo un consumatore maturo e attento, che valuti con la dovuta attenzione le
informazioni che riceve, attento alla propria salute e a quella della propria famiglia; giovani
mamme e papà che abbiano a cuore la salute dei propri figli, ma che vogliano anche
preservare, salvaguardare e migliorare l’ambiente per le generazioni future.