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La certificazione dell'intero ciclo di vita del prodotto: la parola ad ICEA

ICEA è un consorzio senza fini di lucro al quale partecipano enti, associazioni, imprese e organizzazioni della società civile che da oltre vent’anni hanno contribuito al dialogo e generato la spinta e lo sviluppo dell’agricoltura biologica nel territorio italiano ancor prima che questa venisse normata.
Controlla e certifica diverse migliaia di aziende che svolgono la propria attività nel rispetto dell’uomo e dell’ambiente, tutelando la dignità dei lavoratori e i diritti dei consumatori.

ICEA ha scelto di partecipare a B/Open, la manifestazione dedicata al biofood e al natural self-care. 

Abbiamo intervistato il Presidente di ICEA, il dott. Pietro Campus, per capire quali sono i vantaggi della certificazione.

 

ICEA certifica prodotti realizzati con materiali da riciclo, dagli imballaggi ai prodotti tessili, estendendosi all’intero ciclo di vita del prodotto. Il food e la cosmesi quali passi hanno fatto verso questa direzione? Questa sensibilità è in crescita anche nei prodotti che vengono venduti attraverso il canale della GDO?

La certificazione agroalimentare in Europa è normata da un regolamento comunitario e le cui norme allo stato attuale non fanno riferimento all’impiego dei materiali per gli imballaggi. Questi aspetti trovano maggior attenzione negli standard volontari ed è proprio in questo senso che possiamo dire che il regolamentato è un passo indietro rispetto al volontario il quale, invece, cerca di individuare e capire gli elementi della sostenibilità per i quali il produttore è disposto ad impegnarsi, in quanto trova corrispondenza nella sensibilità e nella richiesta del consumatore.

Il settore cosmesi ICEA sin dalla sua creazione, ormai più di 10 anni fa, ha avuto un’attenzione particolare alla problematica relativa al packaging, vietando nel suo Standard Eco Bio Cosmesi l’utilizzo di alcuni materiali e chiedendo alle aziende di minimizzare il quantitativo del materiale utilizzato. Oggi si pone la medesima attenzione nello Standard COSMOS, chiedendo alle aziende di utilizzare materiale riciclato o riciclabile o che possa essere addirittura riutilizzabile. Sono vietati materiali come PVC, polystyrene o plastica contenente styrene, o derivati da organismi geneticamente modificati. Si richiede, inoltre, un impegno proattivo alle aziende obbligandole a rivedere ogni tre anni la loro politica relativamente agli imballaggi, cercando di minimizzare sempre più l’impatto ambientale che ne deriva dal loro utilizzo. Tutto questo per andare incontro ad una accresciuta sensibilità del consumatore e, di conseguenza, dei canali distributivi dei cosmetici compresa la GDO.

 

Il miglioramento del benessere animale e l’etichetta “cruelty free” quali vantaggi comportano al prodotto e, di conseguenza, al consumatore?

ICEA si occupa della verifica della conformità delle aziende che aderiscono alla “Leaping Bunny Certification”, erogata in Italia da LAV. Il consumatore che si avvicina a questi prodotti ha la garanzia di trovarsi di fronte ad un’azienda produttrice di cui condivide i valori per il benessere animale. Le aziende aderenti, infatti, si impegnano a rinunciare a quelle materie prime testate su animali dopo una determinata data, garantendo al consumatore una politica aziendale attenta a questo tema.

 

ICEA sviluppa anche schemi volontari di certificazione rivolti ad imprese impegnate nella sostenibilità nell’ambito della ristorazione. Quanti sono i ristoranti bio che certificate ad oggi e dove si trovano sul territorio nazionale?

ICEA certifica in totale 9 aziende, 2 a Verona, 2 a Ravenna, 1 a Parma, 1 a Bassano del Grappa (VI), 1 a Milano, 1 a Conegliano (TV), 1 a Bologna.

 

Con EcoCert, BDIH, Soil Association e CosmeBio, ICEA ha creato il marchio COSMOS, il primo Standard Internazionale della Cosmesi Naturale e Biologica. Da quali principi è guidato questo standard?

Il principi cardine che hanno portato alla nascita dello Standard COSMOS sono senz’altro quelli della condivisione e della internazionalità. I principali enti certificatori a livello mondiale si sono uniti per creare un unico Standard che definisse principi comuni e che promuovesse l’uso dei prodotti da agricoltura biologica, l’uso responsabile delle risorse naturali, l’utilizzo di processi di produzione che siano rispettosi dell’ambiente e della salute umana ed integrando e promuovendo il concetto di “Chimica Verde”.