<img height="1" width="1" style="display:none" src="https://www.facebook.com/tr?id=952139031809568&amp;ev=PageView&amp;noscript=1">

Il valore dei grani antichi biologici: a B/Open Terre e Tradizioni

B/Open prosegue lo storytelling sulle aziende che credono nel biologico come modello di sostenibilità.

Terre e Tradizioni, che esporrà alla prossima edizione della fiera, in programma dall’1 al 3 aprile 2020, ha una storia con radici molto profonde, nell’Italia del Sud, a Raddusa (Città del Grano), paesino situato in Sicilia, tra miniere di zolfo e cave di gesso nelle aspre ed assolate colline, dove si produce grano da sempre.

 

L’idea di valorizzare i grani antichi siciliani nasce dall’incontro tra due protagonisti: un agricoltore ribelle alle tecniche insostenibili della moderna agricoltura che, consapevole di rinunciare alle iperproduzioni, inizia un’esperienza con i grani antichi siciliani, riscoprendo diverse varietà tra cui la pregiata Timilìa (Tumminìa); e un mastro pastaio, emigrato anni prima appunto da Raddusa.


Dopo vari tentativi, presentano sul mercato i primi prodotti fatti con Timilìa, Maiorca, Russello e Farro Monococco, suscitando notevole interesse tra i consumatori.

 

Leggi l'intervista a Lucio Ceccarelli, Amministratore Delegato di Terre e Tradizioni

 

Nella descrizione della vostra azienda vi definite agricoltori “custodi”, ribelli alle tecniche insostenibili dell’agricoltura moderna. Cosa è diventato ormai insostenibile nel settore agricolo?

1) Lo sfruttamento intensivo dei terreni che abbatte la qualità dei prodotti agricoli e le monoculture che impoveriscono la biodiversità alimentare.

2) La forbice dei prezzi che vede i prodotti agricoli di qualità pagati a quotazioni che non coprono nemmeno i costi di produzione, ad esclusivo beneficio degli operatori a valle della filiera. 

3) Lo scollamento tra prezzo e valore dei prodotti alimentari che ci ha condotti a ritenere perequati prezzi al consumo totalmente irrazionali e spesso frutto di distorsioni nel processo produttivo. 

 

Qual è il valore aggiunto dei grani antichi?

1) Qualità organolettiche e nutrizionali superiori ai grani selezionati unicamente sulla base delle rese quantitative.

2) Sviluppo della biodiversità agricola attraverso il reinserimento di varietà colturali autoctone.

3) Recupero di terreni ed aziende agricole marginalizzate dai meccanismi di produzione legati a logiche di mero profitto.

 

Quali sono i canali distributivi ai quali vorreste proporre i vostri prodotti?

Tutti, nessuno escluso. Crediamo che le caratteristiche qualitative distintive dei nostri prodotti ed i principi etici sottesi alla loro produzione siano valori che possono essere apprezzati dai consumatori di ogni format commerciale, dal canale bio specializzato alla moderna distribuzione generalista, senza escludere la ristorazione collettiva e le vendite on-line. 

 

Cosa vi ha spinto a partecipare a B/Open e quali sono le vostre aspettative?

Far conoscere la nostra realtà aziendale ed il nostro progetto di recupero e valorizzazione di grani antichi ed autoctoni Italiani. Confidiamo in una piattaforma che metta davvero in contatto produttori e compratori qualificati, di ogni canale, in grado di apprezzare una proposta commerciale come la nostra, forse simile ma non certo uguale a quelle presenti sul mercato.