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Il presidente di Demeter, Amico: serve un piano strategico nazionale per l’agricoltura biodinamica

“L’agricoltura biodinamica ha bisogno di un piano strategico a livello nazionale, che dia il giusto spazio a ricerca e formazione. Solo così si potrà accompagnare la crescita delle imprese, sull’onda di un mercato che finora sta dando risultati positivi”.

L’analisi è di Enrico Amico, nuovo presidente di Demeter Italia, un’associazione privata di produttori, trasformatori e distributori di prodotti agricoli e alimentari biodinamici, un movimento che nasce 100 anni fa in Germania. “L’Associazione – spiega Amico - svolge un’attenta azione di controllo sulla produzione, la trasformazione e la commercializzazione dei prodotti biodinamici, seguendo ogni fase della filiera fino al rilascio della certificazione e all’etichettatura, difendendo così il marchio da eventuali abusi e denigrazioni”.

Enrico Amico coltiva ortaggi invernali, destinati per lo più per il mercato estero: il 95% della produzione viene venduta in Germania, Inghilterra, Svizzera, Austria, Svezia e Danimarca, tanto nella gdo quanto nei negozi specializzati.

Presidente, quali saranno le linee guida del suo mandato?
Il programma sarà sicuramente in continuità rispetto alla presidenza precedente, che ha visto sviluppare l’ingresso di nuovi soci in associazione attraverso un percorso di tutoraggio.

In cosa consiste il tutoraggio?
È un iter per la biodinamica che permette alle aziende di qualificarsi, per entrare nel sistema di certificazione; rafforzare la visione comune con l’associazione biodinamica, che si occupa della parte formativa e di ricerca, far conoscere il marchio a livello di mercato nazionale ed estero è molto apprezzato.

Che cosa prevedono le norme sul biodinamico?
Le norme da rispettare per ottenere la certificazione e il marchio Demeter fissano i metodi per la produzione vegetale, come ad esempio l’uso di compost e preparati, il divieto di materiali geneticamente modificati e altre prescrizioni, ma riguardano anche le direttive per la lavorazione della carne, prodotti caseari, prodotti di panificazione, frutta, verdure, spezie, erbe aromatiche, e prodotti non alimentari come i cosmetici e i prodotti tessili.

Chi sono i soci?
Sono soci coloro che, conducendo la propria azienda conformemente agli standard internazionali Demeter per la produzione, trasformazione ed etichettatura si fregiano del marchio Demeter per i propri prodotti.

Siete una realtà internazionale.
Sì. Oggi Demeter è presente con i suoi enti di certificazione in ben 43 stati, coordinati dalla Demeter International, la federazione con sede in Germania nata nel 1997 allo scopo di garantire una stretta cooperazione nei settori legali, economici ed etici.

Che cosa significa oggi fare agricoltura biodinamica?
Significa davvero interpretare tutto quello che è il sentimento del mondo che ci circonda, dal consumatore alla massaia o agli studenti di Greta Thunberg, perché è un metodo di produzione che trae origine dai principio di eco-sostenibilità.
Il biologico stesso trae origine dalla biodinamica, che è la prima forma di agricoltura sostenibile.

Siete un po’ gli antesignani del biologico?
Sì, ci consideriamo i progenitori del biologico. Quando Rudolf Steiner parlò di biodinamico eravamo agli inizi del Novecento, mentre il movimento ecologista che poi è sfociato nel biologico è nato negli anni Sessanta e Settanta, appunto sviluppando il filone della agro-sostenibilità.

Quali sono le principali differenze con il bio, tralasciando quelle più note?
Una delle caratteristiche del biodinamico è l’obbligo per le imprese agricole che sposano tale modello produttivo di prevedere che il 10% della superficie agricola sia lasciata non coltivata, per favorire la biodiversità. Sulle prime potrebbe sembrare un onere, mentre in realtà l’azienda trova vantaggi, arricchendo il paesaggio e l’agricoltura. Quasi mai si pensa che agricoltura e paesaggio siano un’espressione di bellezza.
Inoltre, il biodinamico si caratterizza per un approccio olistico, per cui l’azienda agricola deve tendere al cosiddetto ciclo chiuso, ove la maggior parte degli imput produttivi devono essere prodotti in azienda; per questo motivo nelle nostre aziende biodinamiche è obbligatorio allevare animali dai quali ricavare letame per la concimazione dei suoli e garantire la loro vitalità”.

Come sta andando il mercato?
Bene. Siamo in forte crescita e abbiamo notato che una fetta di consumatori compie una scelta precisa e consapevole. Per l’agricoltura italiana sembra di dire cose scontate, ma è effettivamente così.

Qual è l’obiettivo del futuro?
Noi dobbiamo fare agricoltura di qualità e oggi in Europa non si può prescindere da obiettivi condivisi: produrre cibo di qualità, sicuro, con garanzie che siano di natura anche organolettica e con metodi che assicurino la biodiversità, il paesaggio, ma anche la dignità sociale di chi lavora. Il benessere di chi lavora è uno dei grandi temi da porre al centro dell’agenda agricola.

Quali sono le richieste del settore?
L’agricoltura biodinamica è un sistema che si incornicia in qualcosa di molto più ampio. I contraccolpi del sistema produttivo agricolo sono tali anche per la biodinamica. Sono prodotti in domanda in forte crescita per prodotti freschi e trasformati. Fa ben sperare per l’uso del marchio. Come le dicevo, manca secondo noi un piano strategico, anche a livello nazionale, impostato sulla ricerca e formazione.

Fa effetto sentire parlare di ricerca e formazione, che hanno una metodologia scientifica, nel biodinamico.
Molto spesso la biodinamica viene accusata di stregoneria e di pratiche poco ortodosse. Invece le cose stanno diversamente. Le aziende stanno in piedi. Le cito un dato: la redditività dell’agricoltura biodinamica è quattro volte superiore a quella del biologico, in un contesto agricolo dove le aziende spesso non ridono. Servono, però, ricerca e formazione per validare un metodo che deve avere giusta dignità scientifica.

Germania e Nord Europa sono le aree dove il biodinamico cresce di più?
Sì. La Germania è il mercato più vivace, trascinato dalla gdo. Ma anche Nord Europa e Francia stanno dando buoni risultati.

C’è un identikit del vostro consumatore tipo?
Per lo più si tratta di single e famiglie con una unità molto giovane. Questo mette in evidenza che sia una scelta consapevole e che abbraccia fasce di età dai 30 ai 50 anni.

A volte si criticano i costi, di solito decisamente più elevati rispetto all’agroalimentare convenzionale. Cosa risponde in merito?
Non vorrei essere male interpretato, ma è la logica di partenza ad essere errata. Il consumatore parla di prezzi alti del biodinamico, ma la verità è che sono prezzi giusti. Sono i prezzi del convenzionale ad essere troppo bassi. Il consumatore cerca l’ambiente, il sociale, la salubrità, ma in cambio di tutto ciò non vengono riconosciuti prezzi adeguati agli sforzi dei contadini. Il convenzionale è improntato su prezzi di mercato che non permettono all’azienda di sopravvivere. Prenda il pomodoro da industria: può essere pagato 8 centesimi al chilogrammo al produttore?

Chi è il vostro acquirente tipo e che cosa cerca? Il vino biodinamico è particolarmente richiesto.
Sì, è vero. Il vino biodinamico è apprezzato a livello mondiale, perché il consumatore trova colori, sentori e profumi che vanno ricondotti al metodo di coltivazione e non si trovano nel convenzionale.

Come ha impattato il Covid sulla vostra filiera e quali proposte avete per rilanciare il comparto?
Il Coronavirus non è stato di forte impatto, mentre per altri sì. Faccio due esempi: il vino che trovava mercato prevalentemente nell’horeca ha sofferto, così come i produttori di latte; al contrario, ortofrutta e, in particolare, verdure fresche, hanno registrato impennate nei consumi. Nel complesso il biodinamico non è un settore in sofferenza, perché usciamo da certe logiche. Non abbiamo pertanto bisogno di molte iniezioni di liquidità. Piuttosto, abbiamo la necessità di aprire nuovi mercati per il marchio Demeter.

Ci sono dei listini specifici per il biodinamico?
No. Ma ogni produttore ha in qualche modo il proprio canale commerciale. Ci sono forme organizzate strutturate per assicurare offerte maggiori e continuative alla grande distribuzione organizzata. Non abbiamo listini come una Borsa merci, però ci stiamo strutturando come un mercato che cresce e facilmente fra produttori e anelli successivi si trova un punto di sintesi.