<img height="1" width="1" style="display:none" src="https://www.facebook.com/tr?id=952139031809568&amp;ev=PageView&amp;noscript=1">

Il Covid e il biologico: la parola agli imprenditori. NaturaSì scommette su etica e qualità per fidelizzare i nuovi clienti

L’etica e la qualità sono gli elementi chiave per fidelizzare i nuovi consumatori che nella fase di lockdown si sono avvicinati al biologico. Parola di Fabio Brescacin, presidente di EcorNaturaSì, l’azienda che distribuisce prodotti biodinamici e biologici con 500 punti vendita specializzati in Italia.

Presidente, come ha impattato il Covid-19 sulla vostra filiera?

“Ha impattato positivamente. Abbiamo avuto un notevole incremento di consumo, specialmente a marzo e aprile e, in misura più contenuta ma pur sempre interessante, nei mesi di maggio e giugno”.

Anche nei vostri punti vendita avete registrato il fenomeno dell’accaparramento?

“Naturalmente. In particolare nelle prime settimane di lockdown e soprattutto per generi alimentari di prima necessità, come farina, lievito e uova. La gente era in casa e ha capito l’importanza del cibo sano. Questo ha orientato verso scelte salutistiche e naturali, con una riscoperta della vita familiare in cucina. In molti hanno fatto insieme la pizza, la pasta, il pane. Con il boom delle vendite, che hanno toccato anche volumi del 30% in più, abbiamo dovuto ingegnarci per superare in qualche caso le difficoltà di accaparramento all’origine. Non mancava il grano, ma i molini non tenevano il ritmo”.

Come avete riorganizzato i punti vendita?

“Nei negozi abbiamo vissuto il disagio nell’uso di guanti, mascherine, igienizzanti, pur adeguandoci alle normative. Era attivo in azienda un comitato, una sorta di unità di crisi, per la gestione di tutti i settori in quanto abbiamo oltre 2.000 dipendenti, 5.000 nei negozi”.

E la ristorazione?

“Abbiamo chiuso tutti i punti ristoro”.

Quanti sono?

“Su 500 punti vendita abbiamo 50 punti ristoro. Abbiamo compensato con le consegne a domicilio”.

Eravate già organizzati per il delivery?

“Sì, era un’attività che già facevamo, anche se in modo più ridotto. Adesso è un servizio che praticamente tutti i negozi offrono. Nel periodo del confinamento è esploso l’e-commerce, oggi è tornato poco al di sopra della fase precedente al lockdown”.

È cambiata la tipologia del vostro cliente?

“Premetto che a livello di numeri è aumentato lo scontrino medio, perché l’esigenza di uscire il meno possibile ha portato le persone a fare la spesa con minore frequenza. Si sono avvicinate al biologico anche persone nuove. Vedremo se manterranno la relazione con noi”.

Come fare a fidelizzarli?

“Sono convinto che i fattori fidelizzanti siano essenzialmente due: prodotti di qualità e servizio. Da noi c’è un rapporto umano e personale e aiuta a conquistare il cliente. Quando una persona si avvicina al biologico, difficilmente poi torna alla spesa convenzionale”.

Quali proposte avete per migliorare il comparto e come vede il futuro?

“Il futuro lo vediamo bene. Facciamo questo lavoro da 35 anni e il comparto è sempre cresciuto. Negli anni abbiamo visto le persone prendere coscienza di cosa vuol dire mangiare bene e sano. Poi ritengo che ci sia un altro elemento che spinge la scelta dei consumatori attenti verso il biologico ed è il tema dei cambiamenti climatici. Le persone hanno finalmente capito che esiste una questione ambientale e climatica, che può essere risolta a partire da azioni concrete, compiute da tutti. È passato un messaggio di fondo che ritengo molto corretto, che è questo: mangiare bio è allo stesso tempo salute per me che acquisto, ma anche per l’ambiente che mi circonda. Il nostro obiettivo per il futuro è comportarci come abbiamo fatto finora, con serietà, mantenendo le promesse e raccontando quello che stiamo facendo, per avere un dialogo costante e proficuo con i nostri clienti e con chi si avvicina al nostro mondo”.

In concreto come declinerete questa “nuova giovinezza” del biologico?

“Recentemente abbiamo lanciato CosìPerNatura, un progetto contro lo spreco alimentare, finalizzato alla vendita di beni agricoli magari non uniformi per dimensione, ma assolutamente con le stesse caratteristiche organolettiche e nutrizionali degli altri prodotti. È un progetto che ci permette di essere ancora più vicini sia a chi produce che a chi compra contribuendo a ridurre la grande quantità di prodotti che viene scartata per una pure ragione estetica, andando ad aumentare l’enorme problema dello spreco alimentare.

Altre iniziative sono previste per l’autunno e puntano ad una sempre maggiore accessibilità dei prodotti biologici.

Inoltre, con il periodo di lockdown, sono cresciuti i negozi del circuito che hanno aderito all’iniziativa della spesa sospesa, come strumento di solidarietà”.

Quanto conta l’etica nel biologico?

“Moltissimo, sia per quanto riguarda il prezzo corrisposto agli agricoltori, altrimenti morirebbero le aziende agricole, sia per quanto riguarda le risposte da dare al consumatore, che cerca cibo sano e si rende conto che la terra e l’ambiente vanno curati, gli agricoltori sostenuti e l’economia deve essere più responsabile. Il biologico cerca di dare risposte, la qualità alla lunga paga e siamo certi anche la serietà. Nel mondo del latte, ad esempio, siamo convinti che sia necessario pagare di più il prezzo del latte, intorno a 1 euro al litro. Ci stiamo impegnando a farlo e con alcuni allevatori che hanno una elevata qualità siamo arrivati a 90 centesimi, proprio per preservare la biodiversità e consentire agli allevatori di fare reddito”.