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I biodistretti, modelli di successo di sviluppo del territorio. Il Veneto, regione virtuosa con 4 biodistretti.

Quando si parla di biodistretti si pensa solo all’agricoltura, ma in realtà questo modello di sviluppo territoriale estende i propri principi a settori molto più ampi. È emerso oggi nel convegno I Biodistretti e il biologico di territorio per la valorizzazione dei produttori e delle produzioni, organizzato da AIAB e moderato da Monica Coletta, Vice Presidente dell’Associazione. L’appuntamento rientra nell’ambito del progetto internazionale BIOrganicLifestyle.EU, che all’interno di B/Open organizza cinque appuntamenti.

Pioniera di questi modelli è AIAB, associazione italiana per l’agricoltura biologica, che ad oggi conta 21 biodistretti in Italia e 12 in fase di certificazione. Il Veneto è una regione virtuosa con 4 biodistretti, BioAltopiano, BioVenezia, BioVerona e Colli Euganei.

«Il biodistretto dei Colli Euganei si trova all’interno di un Parco, valorizzando così una vocazione già naturale di questo territorio» ha specificato Piergiorgio Berto, Vice Presidente Biodistretto Colli Euganei.

Più esteso è il distretto dell’Altopiano di Asiago che può vantare oltre il 70% della superficie coltivata a biologico.
«Il biodistretto è uno strumento di valorizzazione anche delle cosiddette terre marginali perché mette in campo strumenti concreti che possono invertire il processo di spopolamento di certe aree.
. I pascoli degradano rapidamente e riuscire a portare un allevamento estensivo in queste terre di grandi risorse può essere un obiettivo interessante, associato a tecniche innovative di coltivazione, con attività connesse quali la vendita diretta e l’attività turistica» ha dichiarato Andrea Rigoni, Presidente Biodistretto BioAltopiano.

«Elemento di successo dei biodistretti è l’approccio partecipativo che facilita i rapporti con gli altri attori della filiera – ha detto -. I biodistretti sono un elemento fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi della strategia Farm to Fork. La percentuale del 25% al 2030 nella maggior parte dei biodistretti italiani è stata già raggiunta» ha precisato Alessandro Triantafyllidis, Referente AIAB Rete dei Biodistretti e Presidente Biodistretto Val di Vara.

Tra gli esempi italiani di biodistretto particolarmente degni di nota c’è quello del Chianti, zona di produzione del Chianti classico, che nasce nel 2011 e ad oggi conta 70mila ettari di superficie di cui circa il 35% coltivata a biologico. «In quest’area dove la principale coltivazione è il vino, l’idea di territorio è molto forte. Stiamo lavorando all’idea di un piano territoriale che vada oltre il biologico nell’agricoltura estendo i principi di sostenibilità anche ad altri settori, come il turismo» ha affermato Roberto Stucchi, Presidente Biodistretto Chianti.