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Coralis più forte del Covid, cresce anche nel 2020 Graffione: il futuro del bio passa da prezzi equi, qualità e verifica dei processi produttivi

Venti imprese che operano prevalentemente al Sud, in formula Retail e Cash&Carry; un fatturato 2019 pari a 1 miliardo di euro (+2% sull’anno precedente) e un giro d’affari previsto in crescita anche nel 2020 a 1,1 miliardi. Oggi Coralis conta su 383 punti vendita e 14 Cash&Carry, un andamento delle vendite nel 2019 a parità di rete positivo (+2,5 per cento) e il progetto di rafforzare le aperture.

Sono alcuni dei numeri di Coralis, il consorzio di imprese della piccola distribuzione organizzata guidato da Eleonora Graffione.

Dottoressa Graffione, come sono andate la fase di lockdown e quella successiva?

Rappresentiamo piccole e medie strutture fortemente radicate sul territorio, e proprio per la loro innata flessibilità hanno risposto e rispondono alle esigenze dei clienti offrendo maggiori servizi in una fase delicata come quella generata dal Covid-19. Servizi semplici, piuttosto che migliorie dei processi interni ed attivazioni di e-commerce e delivery in generale.

Il Consorzio Coralis ha in progetto di espandersi?

Coralis è sempre alla ricerca di strutture che si identificano con la nostra filosofia. È bene sottolineare, comunque, che alcune aziende oggi presenti hanno espanso la loro rete anche in questo difficile contesto.

Qual è il trend del biologico nel primo semestre dell’anno e quali sono stati i prodotti più venduti?

Il biologico vive di un momento di affermazione e ulteriore performance. Il cliente sempre più legge etichette ed è alla ricerca di prodotti che rappresentino salubrità, rispetto dell’ecosistema e provenienza da agricoltura controllata e soprattutto etica. Noi maggiormente identifichiamo la tutela dei lavoratori e la giusta remunerazione dell’agricoltore e/o del piccolo produttore. I freschi e freschissimi rappresentano senz’altro la categoria più interessante.

Nei prossimi mesi potrebbero aumentare le difficoltà economiche dei consumatori. Pensate di calmierare i prezzi del biologico?

I prossimi mesi saranno complicati, soprattutto per l’incertezza in cui siamo costretti a vivere. Più che calmierare i prezzi, la nostra rete tende a posizionare il prodotto ad un prezzo equo e ad aiutare il cliente verso una scelta oculata e consapevole, attraverso informazioni sulle provenienze e caratteristiche dei prodotti proposti a scaffale, al banco l’argomentazione è facilitata da operatori qualificati e preparati. 

Come scegliete le referenze bio? In base a quali criteri?

In base ai trend, ad analisi di mercato con gli istituti di ricerca con cui collaboriamo; tra questi c’è l’osservatorio di GS1 Italy.

Si parla molto di sostenibilità, ambiente, Green Deal. L’Unione europea ha stanziato delle risorse per una nuova rivoluzione verde. Pensate che il progetto verso un sistema agroalimentare sostenibile debba coinvolgere anche la distribuzione moderna? Se sì, in che modo?

Dal mio punto di vista è fondamentale che la Distribuzione Moderna sia portavoce di questo progetto: noi siamo l’ultimo anello della catena e abbiamo una responsabilità sociale che sta maturando di giorno in giorno. Non capirlo reca grande danno sia ai consumatori che alla Distribuzione Moderna stessa.

La comunicazione e l’educazione alimentare sono elementi essenziali per raggiungere questo obiettivo, che dovrebbe vedere coinvolti tutti gli attori: agricoltura, industria e distribuzione, magari con un unico coro verso i ministeri di riferimento.

Come vede il futuro del biologico il Consorzio Coralis?

Operare seriamente in questo settore significa avere buyer competenti e formati adeguatamente. Il biologico è ancora un settore a grande rischio di contraffazione. Verificare la scelta dei processi e l’intera filiera produttiva è un must sia per la distribuzione che per il consumatore. In tutti i casi i clienti scelgono di mangiare in maniera sempre più consapevole e quindi la qualità, sia del biologico che non, sarà l’elemento premiante.