Biologico, serietà prima di tutto

Da una parte ci sono i consumatori, dall’altra i produttori, i trasformatori e i certificatori: tutti sono allineati, quando si parla di biologico, in quanto consapevoli – ciascuno per la propria parte – del valore di questo mercato, anche in termini di salute delle persone e del pianeta.

Fabrizio Piva, amministratore delegato della bolognese Ccpb, società che certifica prodotti biologici ed eco-sostenibili in tutto il mondo, propone una riflessione basata innanzitutto sui numeri:

“Il bio rappresenta il 3,5% dei consumi interni del Paese; nel 2018 la domanda interna è cresciuta di circa l’8-9%: come si vede gli spazi di diffusione sono molto ampi. A livello di export, fatto 100 quello che produce-trasforma, il nostro Paese esporta circa il 45-48%. Si sta parlando di un milione e 900 mila ettari, tra pascoli e colture, per un totale di circa 76 mila operatori coinvolti: grazie a questi numeri l’Italia si posiziona tra i primi posti a livello mondiale. La Spagna risulta tecnicamente il primo produttore a livello europeo, ma le sue coltivazioni sono estensive. Possiamo pertanto affermare che il Paese gode di una situazione privilegiata, frutto dell’impegno degli ultimi 30 anni”.

 

Se il punto di partenza è molto buono, Piva si augura che possa rimanere non solo sempre con il segno più, ma anche con un sistema di gestione altrettanto interessante e competitivo: “Spero che le produzioni biologiche siano preservate da un sistema regolatorio e di controllo efficace. Sino ad oggi il comparto del bio è cresciuto senza eccessi di lacci e lacciuoli: il rischio è quello di deprimere, con un aumento delle normative, la capacità del sistema produttivo”.

 

Bio e sostenibilità, un legame da rendere più stretto

Il biologico garantisce alle aziende una maggiore sostenibilità: si pensi al fatto che l’uso di certe sostanze è vietato; che sono previste le rotazioni agricole; che il carico di animali per ettaro è limitato. “Ciò non significa che il biologico sia di per sé, in maniera automatica, sostenibile. Ci sono modelli di gestione – i trasporti, la refrigerazione – che potrebbero essere seguiti con maggiore attenzione: un impegno che il comparto potrebbe certamente fare proprio”.

 

Un percorso nel segno della qualità

A Ccpb si rivolgono, per la certificazione bio, principalmente aziende di trasformazione e distribuzione, in totale circa 11.500 aziende. Si ricorda che l’ottenimento della certificazione prevede che tutta la filiera sia certificata; che il periodo di conversione delle colture sia di due-tre anni; che le aziende siano sottoposte a verifiche ispettive, analisi, prelievi; che sia possibile utilizzare solamente certe sostanze nel momento della trasformazione; che non siano consentiti Ogm.

 

In arrivo la fiera del biologico

Dall’1 al 3 aprile 2020 si terrà a Veronafiere B/Open, l’evento dedicato a “Bio foods & Natural self-care”, dedicato al BtoB e rivolto agli operatori italiani e stranieri del food certificato biologico e del natural self-care.

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