Biologico sempre più in crescita: vale 95 miliardi di dollari nel mondo

«Chi si avvicina al biologico è, in generale, un consumatore consapevole, con un titolo di studio
spesso qualificato e una capacità di spesa medio-alta. L’identikit dice anche che mediamente è un
soggetto dai 30 anni in avanti e che mostra attenzione al benessere non soltanto nel cibo, alla sua
provenienza, ma ha uno stile di vita consapevole: cerca di ridurre gli sprechi e l’uso della plastica e
cerca risposte all’esigenza di sostenibilità ambientale, economica e sociale».


Si può riassumere così l’identikit del consumatore biologico, secondo la professoressa Debora
Viviani, sociologa e componente dell’Osservatorio sui Consumi delle Famiglie dell’Università di
Verona, intervistata da B/Open, la startup di Veronafiere dedicata a «Bio foods & Natural self-care»,
in programma dall’1 al 3 aprile 2020.

 

In crescita i dati relativi ai consumi del biologico


I dati del biologico evidenziano una crescita dei consumi che non possono affatto definirsi
«episodici», se è vero che – solo nell’agroalimentare - il settore «organic» copre il 15% della
Superficie agricola nazionale (Sau), assicura lavoro a 76mila aziende, ha un fatturato di 3,6 miliardi di
euro (che a consuntivo 2018 potrebbe raggiungere i 4 miliardi di euro) e rappresenta circa il 4% della
spesa alimentare globale degli italiani. La quota export è pari a 2 miliardi di euro, a conferma di un
comparto vocato all’internazionalizzazione per la qualità e l’appeal del Made in Italy.
Secondo il «Rapporto Coop 2018», una famiglia su tre acquista biologico abitualmente, con
un’incidenza maggiore nell’ortofrutta; crescono anche i livelli di acquisto di carne (+3,4%), uova
(+19%), olio extravergine di oliva (+19 per cento).
Il fatturato globale del bio supera i 95 miliardi di dollari, dei quali ben 35 miliardi costituiscono la
produzione lorda vendibile per l’Europa, con Germania che nel 2018 ha registrato un fatturato annuo
complessivo di 15,04 miliardi di euro.


«Quando parliamo di bio facciamo riferimento a una tendenza strutturata, trascinata da cambiamenti
sociali e culturali – precisa Debora Viviani – e, abbiamo visto come Osservatorio sui Consumi delle
Famiglie, che l’attenzione al carrello della salute nasce in seguito alla crisi. I consumi si sono fatti più
consapevoli, attenti alla qualità, a non sprecare, al packaging sostenibile. Si compra meno, ma si
compra meglio e questo vale anche per tutto ciò che concerne la ricerca del benessere, che parte dal
cibo, ma tocca anche altri segmenti. Basti pensare all’utilizzo dei dispenser e delle ricariche per i
detersivi, tendenza sicuramente più lenta nella crescita rispetto alla diffusione del biologico, ma che
sta prendendo sempre più piede».


In questo ambito, prosegue Viviani, «Verona è una provincia in cui il consumatore è molto attento al
fatto che quanto acquista incida effettivamente sul suo stato di benessere sia in chiave di cibo che di
estetica e cura per il corpo. Ciò è dovuto, prevalentemente, per due fattori: una capacità di spesa
superiore ad altre zone d’Italia e una forte attenzione al tessuto economico e imprenditoriale del
territorio, che porta a prediligere gli acquisti a km0».

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