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Demeter: il modello biodinamico vincente nell'ottica del Green Deal

Innovazione e digitalizzazione necessari per la crescita del settore e per garantire trasparenza ai processi di filiera

Verona, 23 novembre 2020. «Abbiamo bisogno di formazione e servirebbe un corso di laurea sull’agricoltura biologica e biodinamica. Ricerca e formazione sono fondamentali, perché il settore è in crescita e le risposte del mercato sono molto positive». Quello di Enrico Amico, presidente di Demeter, è uno sguardo ampio su un futuro che vede un numero sempre maggiore di consumatori alla ricerca dei prodotti dell’agricoltura biodinamica, considerata da molti come una evoluzione dell’agricoltura biologica.

Come emerso dal convegno organizzato da Demeter a B/Open - rassegna di Veronafiere dedicata al Bio-foods & Natural self-care, in programma oggi e domani sulla piattaforma digitale – il biodinamico è un modello vincente da tenere in considerazione nell’ambizioso progetto del Green Deal europeo, che mira a incrementare le superfici a biologico fino al 25% della Superficie agricola utilizzata, ridurre del 20% l’uso di fertilizzanti e del 50% dei fitofarmaci. «Le storiche linee guida Demeter della biodinamica – sostiene Amico - comprendono infatti gli obiettivi della Commissione europea per l’Agricoltura».

In particolare, sottolinea il numero uno di Demeter, «l’agricoltura biodinamica crea economia e dà dignità ai produttori. È un modello più remunerativo del biologico e del convenzionale e risponde alla richiesta del mercato».

Anche nella Gdo le produzioni biodinamiche sono tra le più richieste e non solo, assicura Demeter, da un target di consumatore di fascia medio alta.

Non mancano le sfide, che vanno dall’esigenza di innovazione e digitalizzazione del settore, «tendenze non incompatibili con il biodinamico, ma che assicurerebbero una maggiore trasparenza nei processi di filiera, fino al miglioramento della logistica e alla riduzione degli sprechi», come elenca il professor Filippo Briguglio dell’Università di Bologna.

Il biologico, secondo Eduardo Cuoco, direttore Ifoam Organics Europe, «non è più solo un modello produttivo, ma uno strumento politico per raggiungere obiettivi molto più grandi. Il biologico è innovativo per natura, ma c’è bisogno di supporto pubblico e privato per la ricerca agroalimentare, che è strategica per crescere e che, nell’ambito del biologico, in proiezione dovrebbe arrivare ad un 25% del budget per la ricerca alimentare».