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B/Open, Italia pronta alla sfida del biologico al 2030

Al via la rassegna di Veronafiere dedicata al Bio-foods & Natural self-care

La ministra delle Politiche agricole, Teresa Bellanova: «Le superfici agricole dedicate al bio cresciute del 79% negli ultimi dieci anni, raggiungendo oggi quasi il 16% di incidenza sulla Superficie agricola utilizzata totale. Italia prima in Europa per numero di operatori con oltre 80mila aziende bio. Nel 2019 la cifra raggiunta la spesa record di 3,3 miliardi di euro, col 4% di incidenza sulla spesa agroalimentare»

Verona, 23 novembre 2020. Raggiungere l’obiettivo del 25% della Superficie agricola utilizzata a biologico entro il 2030, come auspicato dagli obiettivi del Green Deal e delle strategie Farm to Fork e Biodiversity? Un risultato assolutamente alla portata e che, addirittura, l’Italia potrebbe raggiungere anzitempo.

È quanto emerso dal convegno inaugurale di B/Open, rassegna di Veronafiere dedicata al Bio-foods & Natural self-care, in programma oggi e domani sulla piattaforma digitale Veronafiere Plus.

«Un evento dedicato agli operatori e fortemente voluto, benché il digitale non possa sostituire le fiere in presenza – ha detto il presidente di Veronafiere, Maurizio Danese –. Oggi vogliamo promuovere una riflessione e un dialogo con le istituzioni perché il biologico sarà l’elemento fondamentale delle politiche agroalimentari dei prossimi anni»

La sfida europea è ambiziosa, ma i numeri sintetizzati dalla ministra delle Politiche agricole, Teresa Bellanova, posizionano l’Italia fra le realtà europee che meglio ha saputo cogliere l’opportunità del biologico. «Il biologico italiano ha saputo guadagnare quote di mercato sempre più rilevanti, raggiungendo nel 2019 la cifra record di 3,3 miliardi di euro, col 4% di incidenza sulla spesa agroalimentare – ha ricordato la ministra –. Gli ultimi dati mostrano come anche le superfici agricole dedicate al bio siano cresciute del 79% negli ultimi dieci anni, raggiungendo oggi quasi il 16% di incidenza sulla superficie agricola utilizzata totale».

«L’Italia si trova quindi in una posizione privilegiata, tenendo conto che la media dell’Unione europea è pari all’8% e l’Italia è prima in Europa per numero di operatori con oltre 80mila aziende bio. Molti obiettivi che avevamo fissato possono dirsi oggi raggiunti come l’aumento del 50% della Sau coltivata a biologico tra il 2014 e il 2020, e l’incremento del mercato bio del 30%», ha proseguito la ministra.

Il settore guarda con interesse al nuovo regolamento comunitario, che entrerà in vigore il 1° gennaio 2022, ha specificato Elena Panichi, responsabile dell’unità Biologico della Direzione Generale Agricoltura e sviluppo rurale della Commissione europea.

La stessa Commissione Ue «entro il primo trimestre del 2021 si è impegnata a presentare il piano d’azione per accompagnare la crescita del biologico sul territorio europeo sia dal punto di vista delle superfici coltivate che dei consumi che relativamente alle strategie per mantenere in equilibrio domanda e offerta», ha spiegato Panichi.

Le risorse non mancano. Lo ha sottolineato in apertura anche l’on. Paolo De Castro, coordinatore S&D in Commissione Agricoltura del Parlamento Ue. «Con il piano Next generation Eu avremo una importante iniezione di liquidità, in un momento estremamente difficile per le aziende agricole e alimentari – ha esordito De Castro a B/Open –. Il budget è di 1,2 miliardi per l’Italia per il 2021 e 2022, che con la quota di cofinanziamento da parte dello Stato, arriva fino a 2,4 miliardi. Il 37% di queste risorse saranno impegnate per le misure agroambientali, con uno specifico impegno che riguarda il biologico».

Il settore del bio, presente al convegno con Giuseppe Romano (Ufficio di Presidenza di Aiab), Riccardo Cozzo (presidente di Assocertbio), Enrico Amico (presidente di Demeter Italia) e Maria Grazia Mammuccini (presidente di Federbio), ha chiesto l’impegno di ridurre la burocrazia e lavorare sui bio-distretti, sulla formazione come elemento di spinta per gli operatori e per incentivare i consumi. Un approccio che non è soltanto agro-ecologico, ma che coinvolge anche gli ambiti dei cambiamenti climatici, dell’organizzazione in campo e del processo di conversione, aspetti relativamente ai quali non manca l’impegno delle istituzioni, sottolineato da Franco Contarin (Regione Veneto), Laura Viganò (Crea) e Riccardo Meo (Ismea).

(Ufficio Stampa Veronafiere)