A B/Open la best practice del distretto casalasco-viadanese

Mangiamo locale e stagionale: sembra quasi un hashtag quello lanciato da Mimma Vignoli, presidente del distretto casalasco viadanese, nato nella provincia di Mantova due anni fa e già molto attivo sul territorio.
Le storie di queste piccole e medie aziende arriveranno a Verona per raccontare le proprie best practice in occasione di B/Open, la manifestazione dedicata al biologico in programma dall’1 al 3 aprile 2020.

Come è nata l’idea del distretto casalasco-viadanese?

Si tratta di un distretto agricolo biologico, una forma di aggregazione riconosciuta da Regione Lombardia e dalla Comunità Europea, diventata poi rete d’impresa.
Aggregarsi era un’esigenza che non avevamo ancora espresso, ma già potenzialmente presente quando alcuni consiglieri di regione Lombardia ce l’hanno proposto, dopo aver fatto uno studio del territorio.
La rete d’impresa è nata nell’estate del 2017 dopo una gestazione di circa cinque anni in cui tutti abbiamo fortemente creduto nel progetto.


Da quante aziende è costituito il distretto e di che tipologia?

Sono ad oggi circa 20 aziende della zona del casalasco-viadanese, tranne una vicino a Cremona alla quale tenevamo come parte del gruppo e che storicamente produce latte e formaggi biologici. Sono per la maggior parte agricole, ma non solo. Si sono anche trasformatori e piccoli negozi perché il distretto vuole rappresentare l’intera filiera corta.



Quali sono gli obiettivi?


Gli obiettivi del distretto sono molto chiari: in primis restituire un reddito sostenibile all’agricoltura e alle aziende agricole perché se non si genera un mercato nell’immediato futuro nessuno vorrà ereditare questo mestiere; allo stesso tempo tra i nostri principali interessi ci sono i temi sociali ed ambientali perché riteniamo che sia importante recuperare un paesaggio e puntare ad avere un ambiente pulito.


Perché oggi è importante promuovere il bio?
Il biologico è un’agricoltura pulita perché sceglie di non utilizzare la chimica in campagna. Dovrebbe essere nell’immediato futuro la normalità per tutti. Fare bio vuol dire anche valorizzare i prodotti del territorio e stagionali, all’insegna di una filiera più corta e senza sprechi. Le pere che arrivano dall’Argentina in estate non hanno senso perché consumano più gasolio di quello che valgono.


Molte delle aziende che fanno parte del distretto hanno tramandato l’attività di generazione in generazione. Cosa è cambiato rispetto a 30 anni fa?
Noi puntiamo a promuovere il ricambio generazionale, ma purtroppo la burocrazia e la mancanza di redditi disincentivano i giovani ad occuparsi di agricoltura. Nelle piccole aziende le incombenze sono le stesse delle grandi imprese agricole con la metà del personale e ciò comporta un aumento dei costi e dell'impegno, togliendo molto tempo al lavoro agricolo.


Perché le piccole e medie aziende hanno bisogno di una manifestazione rivolta solo ad operatori professionali?
All’interno di questa fiera abbiamo bisogno di trovare i giusti interlocutori, dai responsabili del bio all’interno della grande distribuzione ai titolari di ristoranti, che siano in grado di dare il giusto valore ai nostri prodotti.
Tra i vari prodotti di nicchia del nostro distretto ci sono i meloni antichi, varietà riscoperte da istituti agrari.
Anche il Lambrusco Viadanese è un prodotto tipico del nostro territorio, ma l’uva che produce questo vino tende ad avere problemi di muffa, quindi non se ne produce una grandissima quantità.
Se pensiamo che il mais produce 50 quintali per ettaro, e quello biologico 20, capiamo subito che quello biologico deve essere pagato di più. quindi me lo devono pagare di più.

Quali sono i suggerimenti per creare maggiore consapevolezza del biologico?
La consapevolezza oggi parte dalla sensibilizzazione alla sostenibilità. Rivedere i nostri consumi e spingere le amministrazioni a fare scelte etiche dovrebbe essere un compito collettivo per aiutare a contenere i cambiamenti climatici, conseguenza dell’inquinamento e della deforestazione, che stanno creando molti problemi alle produzioni.
Il consumatore di oggi deve puntare ad essere anche più consapevole nelle proprie scelte alimentari in primis per il dovere a preservare la propria salute. Questo lo si può fare partendo dalla creazione di un’etichetta trasparente che racconti i prodotti: le nostre indicano i componenti del prodotto, il luogo di produzione e i contatti dell’azienda che si rende responsabile del processo produttivo.