Il biologico nella GDO, tra qualità, gusto e attenzione al prezzo. Presentata a B/Open la case history di Carioni, D2C biologico.

Quanto il biologico è coinvolto nelle variazioni di prezzo e quanto il consumatore sarà sensibile a questo cambiamento? Che ruolo gioca il biologico nelle insegne della GDO?
Si è aperto oggi a B/Open, manifestazione di Veronafiere dedicata al bio food in programma fino a stasera, un tavolo di discussione su queste tematiche alle quali sono particolarmente interessati i produttori, i distributori e i consumatori finali di biologico.
Il convegno, organizzato da It’s Organic, progetto di promozione di food biologico certificato approvato e cofinanziato dall’Unione Europea , e moderato da Cristina Lazzati, Direttrice Responsabile di Mark Up e Gdo Week, è stato inaugurato dall’intervento di Marco Cuppini Research and Communication Director di GS1, organizzazione non profit per la comunicazione tra imprese che ha digitalizzato quasi 130mila prodotti, i quali rappresentano quasi l’83% della quota di mercato della grande distribuzione italiana.

«Si trasmette sempre più informazione al consumatore perché è quello che chiede e lo si fa attraverso le etichette che forniscono diverse notizie: ingredienti, livello di sostenibilità, riciclabilità, italianità, distintività intesa anche come “rich in” e “free from”. Il profilo dell’acquirente del biologico è quello di un consumatore con reddito alto e figli piccoli».

Dopo una forte espansione degli assortimenti, oggi assistiamo ad una razionalizzazione dei prodotti e degli acquisti. Non si conquistano nuovi consumatori e gli abituali non incrementano gli acquisti per diversi motivi: il prezzo del bio non è per tutti, è forte l’attenzione per Dop, Igp e filiere tracciate a minor prezzo, il bio segue poco i nuovi trend salutistici come free from, rich in e italianità. Da qui si deduce che non basta più essere solo bio.

Le risposte a questi dati arrivano da Massimo Silvestrini, Direttore Responsabile Bio di Carrefour, che ha dichiarato che il biologico gioca un ruolo fondamentale all’interno di un percorso di transizione alimentare. «L’obiettivo di Carrefour è diventare un riferimento del biologico soprattutto sulla base di sicurezza e sostenibilità. Stiamo lavorando sull’accessibilità, la riduzione degli imballi e il tema del gusto. Puntiamo a lavorare su progetti che portano il biologico nello sfuso, come pane, uova, pasta, riso e frutta secca per ridurre la plastica e per garantire un prezzo più basso».

Dal globale al locale: anche il Gruppo Poli che ha punti vendita in Trentino Alto-Adige e Alto Veneto ha confermato l’importanza del bio all’interno della propria insegna di distribuzione.

Franco Tabarelli, Direttore Commerciale del Gruppo Poli, ha esordito: «Da un decennio siamo parte del mercato del biologico e abbiamo aperto una serie di corner dedicati, scelta che nel tempo si è dimostrata vincente. Abbiamo aperto un’area “naturare” di shopping shop che comprende circa 2.000 referenze di grocery e una cella di ortofrutta sfusa a temperatura controllata che sta funzionando molto bene, progetto che vorremmo far crescere ulteriormente». Nessun ostacolo dal Covid. «La pandemia non ha rallentato le vendite né il gradimento di questa proposta da parte del consumatore- ha proseguito Tabarelli-. Il 30% dei nostri clienti acquista stabilmente bio durante tutto l’anno».

Rispetto al tema del prezzo si sta assistendo ad una volontà di democratizzazione che non va però a discapito della qualità e del gusto.

Carrefour ha sottolineato come «in Francia le quote del biologico sono il doppio rispetto all’Italia, quindi, la consapevolezza della valenza del biologico di un cliente francese è di gran lunga superiore rispetto a quella di un cliente italiano. Se un cliente francese è disposto a spendere anche il 30% in più, in Italia si arriva massimo al 10%. Per questo abbiamo fatto una linea strategica rivolta alla democratizzazione del bio. Abbiamo creato un paniere di 17 referenze con un prezzo notevolmente più basso che ci sta dando un risultato interessante».

Il Gruppo Poli ha ribadito: «L’attenzione al prezzo è trasversale rispetto a tutti i prodotti e il bio non si sottrae. Questa volontà di rendere disponibile ad un’ampia platea di clienti ciò che fino a poco tempo fa era difficilmente accessibile ci ha spinto a rivedere totalmente le nostre politiche di pricing. Il bio è sempre presente nei nostri piani promozionali. Inoltre, il nostro Gruppo, operando in Trentino, collabora con una serie di produttori biologici locali con i quali desideriamo rafforzare la cooperazione».

Il convegno di oggi a B/Open è stata anche l’occasione per presentare la case history di Carioni che produce ogni giorno 200 quintali di latte biologico certificato ed energia verde per circa 9.000 famiglie e gestisce una stalla completamente robotizzata.

Francesco Carioni Responsabile Commerciale Carioni Food & Health ha spiegato «L’idea del negozio è nata per raccontare al consumatore chi siamo, per capire cosa interessa al pubblico e per distribuire il giusto valore a tutta la filiera, a partire da noi produttori».

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