Gli enti certificatori partner di B/Open: Valoritalia

B/Open intervista Giuseppe Liberatore, Direttore Generale Valoritalia

Quante aziende certificate in Italia e a quali settori appartengono?

Per motivi abbastanza complessi da spiegare non è possibile fornire un numero preciso dei nostri clienti, perché Valoritalia opera in comparti dell’agroalimentare per i quali non sempre ad una certificazione corrisponde un’azienda specifica. Ci sono casi in cui ad una certificazione corrisponde la singola azienda, casi in cui ad una certificazione corrispondono più aziende, magari associate tra loro in una filiera, e infine casi in cui la stessa azienda opera con più posizioni, e questo vale in particolare nel comparto dei vini a Denominazione di Origine. Quello vitivinicolo è il comparto nel quale Valoritalia è di gran lunga leader in Italia, con 229 denominazioni certificate che corrispondono a circa il 57% di tutta la produzione nazionale dei vini di qualità. Con la dovuta approssimazione posso dire che l’anagrafica da noi gestita nella certificazione delle Denominazioni di Origine è composta da circa 100 mila aziende, le quali coprono oltre 124 mila posizioni. A queste si devono aggiungere 4.200 aziende certificate nella produzione integrata con il protocollo SQNPI (molte delle quali raggruppate in filiere particolari), circa 2100 aziende certificate con il protocollo BIO e infine diverse decine di aziende certificate con protocolli innovativi legati alla sostenibilità, come Equalitas e VIVA.

Quale significato e ruolo riveste la certificazione?

La certificazione è un servizio nato oltre 200 anni fa per dare garanzie a investitori e imprese, e ancora oggi questa rimane la sua funzione principale. Certificare significa, in estrema sintesi, garantire che quel determinato prodotto, o quel determinato processo, è conforme alle regole del settore; o ancora che rispetta gli standard di qualità previsti da una particolare disciplina, norma o requisito. Certificare significa offrire garanzie a operatori e consumatori, ed è per questo motivo che il ruolo delle società di certificazione è allo stesso tempo centrale e delicato. Un ruolo destinato inevitabilmente a crescere, perché da un lato sono proprio i consumatori e gli operatori a richiedere sempre maggiori livelli di sicurezza e qualità certificata; dall’altro perché il mercato sta evolvendo velocemente nella direzione di una sostenibilità certificata e multidimensionale, che per definizione richiede la verifica di una serie molto ampia di requisiti specifici. Detto in altri termini, il mercato favorirà l’evoluzione dei servizi di certificazione in ambiti in precedenza non coperti, tipici di una società complessa e avanzata.

Oltre alla certificazione, offrite altri tipi di servizi?

Per definizione, un Ente di Certificazione come Valoritalia deve garantire l’assoluta indipendenza e la totale assenza di conflitti di interesse con il cliente. Di conseguenza, agli stessi clienti non possiamo e non dobbiamo fornire nessun servizio addizionale oltre a quello specifico di certificazione. Tuttavia, esistono altri campi nei quali è possibile fornire particolari servizi, comunque legati alle nostre attività principali. Ad esempio, ad alcune banche forniamo un servizio di verifica puntuale delle giacenze di cantina legate al cosiddetto “pegno rotativo”, uno strumento di finanziamento previsto da una recente disposizione normativa e destinato alle imprese vitivinicole. Anche in questo caso viene chiaramente messa in evidenza la funzione di “garanzia” degli enti di certificazione: da un lato c’è la banca che chiama un ente terzo, accreditato e indipendente, a svolgere un compito che non potrebbe altrimenti fare con la stessa credibilità; dall’altro c’è l’impresa, che accetta il controllo di un ente terzo che già opera nel settore e che gode di una reputazione di indipendenza e serietà professionale.

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