Gli enti certificatori partner di B/Open: AIAB

B/Open intervista Giuseppe Romano, Presidente AIAB.

Quante aziende certificate in Italia?

L’Italia è uno dei paesi leader per quanto riguarda la produzione biologica.  Attualmente sono coltivati a  bio oltre due milioni di ettari e si contano circa 80.000 operatori. La maggior parte delle produzioni biologiche è concentrata nell’area centro sud del paese, mentre i consumi sono prevalentemente nell’area del nord Italia. Questa discrasia la ritroviamo anche a livello europeo, per cui l’Italia pur essendo uno dei principali produttori è agli ultimi posti per il consumo con una capacità di spesa nettamente inferiore ad altri Stati dell’unione.

Di quali settori fanno parte le aziende che beneficiano della vostra certificazione?

Aiab non certifica le aziende, ma rappresenta: aziende, tecnici e consumatori. Il fatto di rappresentare tutti gli attori che attorno al biologico collaborano e si confrontano è una peculiarità di AIAB che abbiamo scelto nel 2001, quando abbiamo separato il sistema di controllo dalle attività associative. 

Lavora per creare un collegamento tra le aree rurali e le aree urbane favorendo lo sviluppo dei territori. In particolare abbiamo sempre cercato di creare momenti di interazione e scambi di conoscenza tra le aziende e i consumatori favorendo i processi legati allo sviluppo della filiera corta ed anche la vendita diretta, che non sono la stessa cosa; siamo da sempre  consapevoli che il buon biologico ha bisogno di una corretta formazione e adeguata informazione e per questo abbiamo ritenuto fondamentale il ruolo dei tecnici per impostare i servizi di consulenza e assistenza alle aziende e quindi favorirne la conversione e la gestione, con innovazione e tanta conoscenza.

Quale significato e ruolo riveste la certificazione?

La certificazione è un elemento fondamentale del biologico, oggi il Regolamento comunitario compie 30 anni ed è arrivato alla  sua terza revisione: Siamo partiti dal Reg Ce 2092/91, passati al Reg Ce 834/2007 per approdare al Reg UE 848/18 che entrerà in vigore a il 1 gennaio 2022.  In questi 30 anni il biologico è cresciuto sia sul fronte delle aziende e della produzione, sia sul fronte dei consumi, anche grazie alla nostra azione di sensibilizzazione trasversale che instancabilmente portiamo avanti sin dalla nostra nascita. La certificazione è stato il trait d’union tra tutte le parti. E’ l’elemento di garanzia nonché lo strumento  che consente al cittadino di poter acquistare un prodotto con consapevolezza e con la sicurezza di sapere che esso è stato prodotto secondo il metodo biologico . E’ inoltre la connessione materiale tra la campagna e la città, tra il produttore e il consumatore.

Se non ci fosse una certificazione così rigorosa e importante il prodotto biologico non avrebbe potuto avere questa evoluzione storica che l’ha visto affermarsi negli anni come un elemento di garanzia per la salute del cittadino. Basti ricordare che durante la fase pandemica il consumo dei prodotti biologici è cresciuto di 3.3 punti per 100.

Oltre alla certificazione, offrite altri tipi di servizi?

Come già detto AIAB non è un ente certificatore anche se offre servizi di certificazione su disciplinari privati in particolare nel settore della cosmesi, dei mezzi tecnici e per l’alimentare adottando regole ancora più stringenti rispetto allo standard comunitario.

Per quanto riguarda le altre attività di AIAB, oltre  a creare momenti di aggregazione, di condivisione, di formazione e di informazione per le aziende, per  i consumatori e i tecnici, il ruolo strategico dell’associazione  è quello della rappresentanza di tutti questi soggetti nelle diverse sedi istituzionali.

Aiab è infatti tra i principali interlocutori del ministero, interagisce a livello europeo con le altre organizzazioni e con la Commissione,  è tra i principali promotori di progetti di ricerca dedicati al biologico in tutti gli ambiti di filiera, dal vino ai cereali alle sementi e  tutela degli interessi della base associativa.