B/Open, il direttore generale del Crea, Stefano Vaccari: «Obiettivi From Farm to Fork sul biologico: l’Italia è avanti»

«I produttori italiani e le Regioni hanno ormai abbracciato l’idea che è strategico avere un forte nucleo di produzione biologica. Attualmente in Italia circa il 16% della superficie agricola utile è coltivata a biologico. Circa il 18% del vigneto Italia è Bio. Secondo la strategia europea From Farm to Fork dovremo raggiungere il 25% entro il 2030. Questo vuol dire mettere a terra circa un altro milione di ettari di biologico. Ce la possiamo fare».

È convinto Stefano Vaccari, il direttore generale del Crea, il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria, che l’obiettivo europeo sia alla portata dell’agricoltura italiana e lo ha dichiarato nel corso di un’intervista per il canale Youtube di Fieragricola e B/Open, rassegne di Veronafiere dedicate all’agricoltura (26-29 gennaio 2022 la 115ª edizione di Fieragricola) e al bio-food (9 e 10 novembre la seconda edizione b2b di B/Open).

Il direttore generale del Crea, Stefano Vaccari, parteciperà al convegno inaugurale di B/Open, (9 novembre, ore 10:30) durante il quale verranno presentate le proposte da parte delle associazioni di produttori, trasformatori e organismi di controllo e la vision delle associazioni sindacali agricole al 2030, alla luce degli obiettivi del Green Deal europeo. Le conclusioni saranno affidate a un rappresentante del ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali.

Per il bio trend in crescita. I ritmi di crescita dei consumi (con vendite che hanno raggiunto i 4,6 miliardi di euro tra luglio 2020 e luglio 2021) e delle superfici coltivate, specie nel Mezzogiorno, invitano all’ottimismo.

La crescita del bio non sarà, comunque, una passeggiata, analizza il direttore del Crea. «Avremo difficoltà non banali e problemi anche nuovi – prevede Vaccari -. Con la crescita delle superfici a bio, per esempio, verrà paradossalmente a ridursi la cintura protettiva offerta dai campi ad agricoltura convenzionale. Avremo vasti corridoi biologici che, se da un lato hanno un grande effetto benefico in termini di biodiversità e protezione dell’ambiente, dall’altro favoriranno lo spostamento dei patogeni e degli insetti. È per questo che la chiave del successo del bio sarà sempre più lo sviluppo delle conoscenze dell’imprenditore agricolo, capace di gestire le nuove sfide agronomiche con tecniche compatibili con la produzione a biologico.

L’idea che il biologico sia “far fare alla natura” è errata, dice Vaccari. Il biologico è forse il sistema di produzione più complesso che necessita di un imprenditore agricolo preparato e attento, oltre che reti di assistenza tecnica efficienti. Per questo l’Italia sta puntando molto sui servizi di conoscenza. Il Crea da mesi coopera con il Mipaaf e con le regioni per dare un’efficace attuazione del sistema della conoscenza e dell’innovazione in agricoltura (Akis), uno dei pilastri della Pac 2021-2027.

L’Italia parte in vantaggio nella sfida verde in Europa grazie alla qualità dei propri imprenditori agricoli. «I nostri imprenditori – rimarca Vaccari – sono i più bravi d’Europa e lo dicono i dati: l’Italia con 10 milioni di ettari ha il valore aggiunto più alto d’Europa, un valore aggiunto sempre più green».