Aiab Friuli Venezia Giulia presenta macchine innovative e robot autonomo per il bio

Le macchine più innovative per l’agricoltura biologica, certo, ma anche le tecniche di gestione e, soprattutto, lo sforzo maggiore, quello culturale. Perché la coltura del bio e la cultura del bio trovano nella formazione e nel confronto fra operatori, tecnici, costruttori e utilizzatori di macchine agricole quella scintilla in più necessaria a dare ulteriore spinta a un settore che è in crescita e in buona salute. È anche per questi motivi che B/Open ha scelto di essere presente il prossimo 29 luglio a Rivignano Teor (Udine), all’evento “Macchine in campo per il biologico”, organizzato da Aiab Friuli Venezia Giulia insieme con Ersa, l’Ente regionale per lo sviluppo in agricoltura del Friuli Venezia Giulia.

Abbiamo rivolto a Stefano Bortolussi, agronomo, socio e collaboratore di Aiab Friuli Venezia Giulia per l’evento giunto alla sua seconda edizione, alcune domande.

Quali saranno le principali novità di questa manifestazione dinamica?
Quest’anno avremo una ventina di mezzi in funzione su una superficie di quattro ettari, area sperimentale agricola che nell’edizione imminente vedrà la presenza di una macchina semovente, che opera in agricoltura biologica senza la presenza di un operatore a bordo. Avremo anche alcune novità rivolte alla minima lavorazione, soluzione sempre più diffusa sia nell’agricoltura biologica che convenzionale, grazie anche all’attenzione riservata a tale modello nei vari Programmi di sviluppo rurale regionale. Ma ci saranno anche sarchiatrici per il controllo meccanico delle infestanti e trapiantatrici in grado di lavorare sul telo in mater-bi o su pacciamatura vegetale, una vera novità per l’Italia.

Di cosa si tratta, in particolare?
Parliamo di un processo meccanizzato del trapianto su pacciamatura vegetale, ottenuta da  colture intercalari come le cover crop oppure con l’apporto di biomassa vegetale ottenuta da altri terreni, come fieni e paglie, impiegate per la pacciamatura e trapianto di orticole. È una sperimentazione che stiamo facendo con Ersa in alcune aziende agricole della regione Friuli Venezia Giulia. Inoltre, accanto alle tecnologie meccaniche avremo anche quelle elettroniche, come un’attrezzatura particolare a guida autonoma per la sarchiatura sia in pieno campo che in serra.

Anche la soia biologica sarà al centro della manifestazione.
Esattamente. In un’area del terreno è stata seminata la soia bio su una pacciamatura vegetale ottenuta da una cover crop di segale e il percorso agronomico prevede l’impiego di un rullo allettatore, messo a punto dal Rodale Institute, un centro di ricerca per il bio negli Usa. Saranno presenti alcuni espositori di mezzi tecnici realizzati soprattutto per la nutrizione delle colture, grazie a microrganismi o preparati ammessi in agricoltura biologica.

Qual è l’obiettivo dell’evento?
L’obiettivo principale è favorire il dialogo fra i diversi operatori, che siano costruttori, agricoltori, tecnici o ricercatori e mostrare macchine al lavoro con una utilità immediata per le imprese. L’evento si prefigge lo scopo anche di mettere in comune esperienze diverse, che è sempre un valore aggiunto per il dibattito e la crescita del settore. La giornata macchine è stata inoltre inserita negli eventi per cui è possibile richiedere i crediti formativi professionali per gli iscritti all’ordine degli agronomi e a quello dei periti agrari.

Come è possibile potenziare ricerca e sviluppo in agricoltura biologica?
Innanzitutto mostrando che l’agricoltura biologica non è d’élite, ma può permettere agli agricoltori di tornare a svolgere un lavoro insostituibile. Dobbiamo fare ricerca e sviluppo andando oltre il mercato, perché non può essere l’unico obiettivo.

Quali sono le priorità per il settore biologico?
Ce ne sono diverse. Per il mio ambito, legato ai seminativi, direi la possibilità di poter tornare a coltivare prodotti destinati direttamente al consumo locale e alle filiere locali, come la soia o le leguminose per il consumo umano, ad esempio fagioli, ceci, lenticchie. Colture che sono andate un po’ scomparendo, ma che possono avere di nuovo un futuro molto interessante nel biologico. Non dimentichiamo poi che uno degli obiettivi del biologico è legato alla sostenibilità ambientale, che non riguarda solamente gli aspetti legati alla produzione, ma anche alla gestione del suolo e delle risorse idriche. Per fare questo bisogna assolutamente agire come una squadra e le manifestazioni in campo sicuramene aiutano.

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