Agricoltura integrata e biologica: l’importanza di questa scelta sostenibile

La crescente attenzione verso il consumo di prodotti più salutari e naturali spinge oggi le realtà produttive da una parte, e i consumatori dall’altra, a cambiare le proprie abitudini e preferenze. Ed è proprio per questa ragione che le produzioni biologiche e biodinamiche stanno diventando sempre più importanti. Ma oltre a queste due principali tecniche di produzione agricola, ne esiste una terza che si è affermata negli anni con un discreto successo: l’agricoltura integrata. Di cosa si tratta? Scopriamolo in questo articolo.

Cosa si intende per agricoltura integrata?

Con agricoltura integrata si intende una forma di produzione agricola sostenibile, ossia un sistema di agricoltura capace di garantire un ridotto impatto ambientale e prodotti di alta qualità e salutari.

Il nome di questa pratica deriva dalla sua caratteristica principale: l’agricoltura integrata, combina, integrandole appunto, diverse pratiche agricole, senza escludere del tutto l’uso di prodotti fitosanitari, e con l’obiettivo di realizzare un ciclo produttivo virtuoso e non eccessivamente impattante sull’ambiente.

Si tratta a tutti gli effetti di un compromesso tra agricoltura tradizionale e agricoltura biologica-biodinamica. È oggi considerata dai più come la forma di produzione agricola più adeguata a realizzare un’agricoltura sostenibile, dal momento che è in grado di offrire prodotti sani e sicuri per la salute dei consumatori proteggendo e conservando le risorse ambientali.

Quando nasce l’agricoltura integrata?

L’agricoltura integrata ha una genesi piuttosto recente; soltanto a partire dal 1992, infatti, ha trovato un fondamento normativo che ne ha ufficializzato la pratica e la diffusione. Con il Regolamento CE 2078 sono stati messi in campo cospicui finanziamenti per incoraggiare le aziende ad adottare pratiche agronomiche meno impattanti sull’ambiente, avvicinando di fatto i produttori al mondo dell’agricoltura integrata. Negli anni le modalità di coltivazione integrata hanno conosciuto un largo impiego, e il Legislatore è intervenuto per introdurre alcuni importanti novità su queste pratiche, quali la regolamentazione dell’uso sostenibile degli agrofarmaci con la direttiva 128/2209, e l’istituzione del Sistema di Qualità Nazionale di Produzione Integrata (di seguito SQNPI) con il Reg. CE 1974/2006.

Che differenza c’è tra lotta biologica e lotta integrata?

L’agricoltura integrata si fonda sui principi dell’agricoltura biologica, accogliendo però anche alcune tecniche e strumenti tipici dell’agricoltura convenzionale.

Quella biologica, infatti, è un metodo di coltivazione sostenibile disciplinato a livello comunitario che ammette unicamente l’utilizzo di sostanze naturali, o comunque di prodotti contemplati in maniera specifica dalla normativa. I principi fondanti del biologico sono quindi la preservazione e la valorizzazione della fertilità del terreno utilizzando concimi di natura organica e non chimica; la rotazione delle colture e l’utilizzo di soluzioni naturali per la disinfestazione e la cura delle coltivazioni.

L’agricoltura integrata, invece, è un sistema di coltivazione a basso impatto ambientale che contempla anche l’utilizzo di prodotti chimici per salvaguardare le colture. I composti scelti sono però attentamente selezionati e si tratta di soluzioni poco inquinanti e non nocive per l’uomo. L’impiego di questi strumenti è adeguatamente regolamentato dai Disciplinari di Produzione Integrata (DPI), contenenti tutte le norme italiane di ogni singola regione che regolano l’agricoltura integrata con un aggiornamento annuale.

In sintesi, l’agricoltura integrata non esclude l’uso di sostanze chimiche, che siano di sintesi o meno, ma ne riduce l’uso allo stretto indispensabile. È sì una soluzione produttiva meno sostenibile dell’agricoltura biologica, ma comunque sicura e di grande importanza dal momento che promuove a tutti gli effetti l’ambiente e la sua salvaguardia.

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