Agricoltura Biologica e OGM: quali sono le differenze

L’obiettivo dell’agricoltura biologica è quello di offrire una maggiore garanzia di tutela dei consumatori e dell’ambiente, attraverso produzioni che devono rispettare determinati standard. L’imperativo assoluto, in questo campo, è l’utilizzo di sostanze e tecniche naturali, e sono poche le eccezioni consentite dal regolamento.

Da diversi anni ormai infuria un acceso dibattito sugli “OGM”, gli organismi geneticamente modificati, ma di cosa si tratta esattamente? Quale approccio utilizza l’agricoltura biologica verso questi prodotti?

In questo articolo risponderemo a tutte queste domande, facendo chiarezza sul tema degli organismi modificati, gli eventuali rischi, e le differenze con il biologico.

Cosa sono gli OGM e si possono usare per l’agricoltura biologica?

Gli Organismi Geneticamente Modificati sono prodotti il cui materiale genetico viene modificato con tecniche artificiali per conferirgli determinate proprietà. Esempi tipici di OGM sono le coltivazioni di mais, cotone o soia, alimenti che vengono modificati per essere in grado di resistere a determinate malattie, insetti infestanti, alla siccità, ma soprattutto per aumentarne la produttività.

Date le peculiarità di questi prodotti, è necessaria un’apposita autorizzazione per la loro produzione e immissione sul mercato. Ecco quindi che la gran parte degli OGM in Europa sono autorizzati per la produzione dei mangimi degli allevamenti animali; in ogni caso, il produttore è obbligato a indicare in etichetta se gli alimenti o i mangimi commercializzati contengono OGM (purché si tratti di una soglia superiore allo 0,9%).

La posizione dell’agricoltura biologica su questo tema è molto chiara: l’utilizzo di OGM è categoricamente vietato, sia nell’agricoltura che nei processi di lavorazione e trasformazione.

Quali sono i rischi degli OGM?

Il dibattito sull’utilizzo degli OGM verte tutto intorno all’incertezza sugli eventuali rischi che questi prodotti potrebbero comportare per l’ecosistema. I pericoli più accreditati sono:

  • La trasmissione del gene modificato alle piante della stessa specie non modificate attraverso la diffusione del polline;
  • Il trasferimento del nuovo gene ai microrganismi del suolo;
  • La minaccia alla biodiversità per la diffusione di poche specie geneticamente modificate;
  • Maggiore utilizzo di pesticidi;
  • Diffusione di insetti resistenti alle nuove proprietà della pianta modificata;
  • Aumento delle allergie legate alle sostante utilizzate per l’alterazione genetica;
  • Maggiore resistenza agli antibiotici da parte dei batteri della flora intestinale.

Per tutte queste ragioni, i prodotti contenenti OGM in una percentuale superiore allo 0,9% sul totale devono riportare in etichetta l’apposita dicitura “contiene organismi geneticamente modificati”.

La differenza tra i prodotti biologici e OGM

La prima sostanziale differenza tra i prodotti biologici e quelli geneticamente modificati risiede nella differente regolamentazione che hanno a livello comunitario. Un prodotto biologico non contienine sicuramente OGM, viceversa, se in etichetta è presente una dicitura che indica l’assenza di OGM, questo non significa che il prodotto in oggetto sia anche biologico.

Queste due tipologie rispondono a logiche e obiettivi differenti: il biologico viene prodotto e commercializzato con lo scopo di offrire al consumatore la garanzia di acquistare un prodotto naturale, e privo di determinate sostanze chimiche; gli OGM sono invece prodotti che vengono modificati in maniera artificiale per aumentare la produttività dei raccolti, e la resistenza delle piante a determinati fattori esogeni.